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Lavoro

IL CASO/ C’è un circolo vizioso che non fa crescere il lavoro in Italia

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Chi pensava e predicava che la crisi iniziata nel 2008 fosse terminata, purtroppo si sbagliava e ha dimostrato di possedere poca attenzione alla realtà e al suo dipanarsi. Questa nefasta scelta di predicare che tutto si stava risolvendo o era già risolto ha creato non solo vane aspettative, ma ha, successivamente, moltiplicato gli effetti negativi della crisi stessa che oggi più che ieri mette in evidenza il suo lato più doloroso: la crescita della disoccupazione. Infatti, di fronte al manifestarsi degli incrementi della disoccupazione, che comportano anche un ulteriore abbassamento del livello dei consumi e delle attività produttive, occorreva e occorre intervenire con meno parole e più adeguate politiche di sostegno.

 

Alla luce di queste sintetiche considerazioni ci si attende la fine della politica delle parole e l’inizio della politica dei fatti a sostegno delle famiglie e delle imprese. Questo perché la disoccupazione non ha solo effetti negativi sotto il profilo economico, ma anche distruttivi - così come ci rammentano le encicliche sociali- della persona del lavoratore che la subisce. Quando poi si ha quasi il 30% di disoccupazione giovanile, tutto questo non solo diventa urgente, ma deve impegnare eticamente (adeguate soluzioni verso il bene comune, attraverso la solidarietà, la sussidiarietà, e il “cuore”) tutti i politici e tutti i cittadini.

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COMMENTI
10/03/2011 - Sono d'accordo (Mariano Belli)

Mi trovo molto d'accordo con quanto ottimamente scritto nell 'articolo : lo Stato deve riprendere la sua funzione di sostegno ai cittadini (in questo caso, alle imprese e all'occupazione), altrimenti che cosa ci sta a fare? Solo a raccogliere tasse? Che finiscono...dove?