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Lavoro

FIAT/ Quella legge che può fermare le "guerre" di Cgil e Fiom

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Quella differenza, infatti, si giustifica in ragione dell’interesse pubblico all’imparzialità e al buon andamento della pubblica amministrazione (articolo 97 della Costituzione) che continua a presiedere all’intera disciplina del lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione. Inoltre, il sistema introdotto nel pubblico impiego si giustifica, rispetto al 4° comma dell’articolo 39 della Costituzione, per il fatto che non si tratta di estensione generalizzata dell’efficacia del contratto collettivo, ma del vincolo imposto alle amministrazioni pubbliche (datore di lavoro) di conformarsi agli obblighi assunti con il contratto collettivo e di garantire parità di trattamento, mentre sul versante del lavoratore, l’obbligo di conformarsi non deriva direttamente dal contratto collettivo, ma da quello individuale, vera fonte del rapporto di lavoro, in cui si opera un rinvio alla fonte collettiva.

 

Rispetto al lavoro privato, dunque, il nodo della questione resta la mancata attuazione della seconda parte dell’articolo 39 della Costituzione. E ciò per due ragioni: l’una, propriamente giuridica, è che, pur inattuate, le disposizioni costituzionali producono comunque l’effetto di inibire al legislatore ordinario di prevedere modalità diverse da quelle in esse previste di estensione erga omnes del contratto collettivo stipulato da organizzazioni sindacali che siano effettivamente rappresentative della maggioranza dei lavoratori della categoria o dell’ambito territoriale di riferimento.

 

Declinato sul piano della politica sindacale, questo effetto rappresenta un moltiplicatore della potenzialità conflittuale - ed è questa la seconda ragione - di un sindacato dotato di capacità rappresentativa e dissenziente dalle scelte delle altre organizzazioni, pur rappresentative. Peraltro, resta, a monte, l’interrogativo sulla necessità e/o opportunità di un intervento legislativo in un campo ove, come è noto, una legge che non trovi consenso è sostanzialmente inefficace; un maestro recentemente scomparso diceva che la politica deve restare fuori da un campo di autonomia sociale in cui non ha nulla da dire. Semmai, essa potrebbe servire da sostegno a un’intesa unitaria fra le parti.