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Lavoro

LAVORO/ Quelle "lezioni" del passato per aiutare i giovani d’oggi

Le tracce del futuro del lavoro, spiega FIORENZO COLOMBO, stanno in una rilettura del passato, di quanto di buono nella storia la tradizione ci ha consegnato

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

“Il disegno si compie”. È il pensiero che sovviene alla fine della lettura di questa preziosissima pubblicazione sul connubio formazione e lavoro, (G. Bertagna, Lavoro e formazione dei giovani, Ed. La Scuola) che verrà presentata domani a Milano, presso la sede di Gi Group Academy.

Il Professor Bertagna, ispiratore della Riforma Moratti e delle più significative innovazioni in materia di istruzione e formazione negli ultimi anni, nonché coordinatore della Scuola Internazionale di Dottorato in “Formazione della persona e mercato del lavoro” istituita in collaborazione tra Adapt-Centro Studi Marco Biagi e l’Università degli Studi di Bergamo, ha realizzato quest’opera che rappresenta un intelligente e costruttivo contributo al mondo del lavoro e al sistema scolastico ed educativo del nostro Paese.

Infatti, non si tratta né di un manuale, né tantomeno di un saggio ma, secondo il modesto parere di chi scrive, di una serie di lectiones magistrales estremamente concrete e operative, utili e sufficientemente provocatorie a innescare un dibattito realistico (in termini di possibili strade da percorrere) e nel contempo anticonformista (ovvero scarsamente politicamente corretto), in cui sono chiamate tutte le componenti della società italiana, dalle istituzioni alla politica, dalle parti sociali alle categorie professionali, dal variegato mondo scolastico e universitario alle élite dell’intellighenzia.

Perché il disegno si compie? Perché stiamo parlando di giovani e lavoro, di formazione e di opportunità di accesso alla cittadinanza civile e sociale, di senso della vita e di fonte di reddito per sé e per la propria famiglia: stiamo parlando della madre delle questioni del nostro Paese, nel momento in cui stiamo celebrando i suoi 150 anni.


COMMENTI
16/03/2011 - distinguere sempre ( Tommaso D'Aquino) (attilio sangiani)

credo che si debba,preliminarmente,sgombrare il campo da una confusione.Un conto è la preparazione ad una professione che produca beni o servizi "per il mercato". Cioè che vengano considerati utili "dagli altri" e che vengano rimunerati. Altro conto è lo sviluppo intellettuale,culturale e morale per "costruire",educandola,la persona umana.Senza un rapporto automatico e stretto con la professione che poi eserciterà per procurasi i mezzi materiali necessari alla esistenza.In altre parole: la scuola che dà una "cultura" è un "consumo",più che un "investimento produttivo" .Analogia con la "educazione fisica" :educa il corpo ma non addestra direttamente per uno sport specifico,che potrebbe anche rendere economicamente ( calcio,sci,basket,...) ma che è un "valore" per sè stesso:naturalmente anche la "cultura" può essere, indirettamente,un "investimento",ma non "principalmente. Vale sempre la massima latina "carmina non dant panem",anche se qualche poeta o scrittore,a volte,ricava pane.... Se non si comprende questo,si arriverebbe logicamente a considerare uno spreco insensato ogni studio teologico o filosofico..... Ma "non di solo pane...". Siamo ,o no,cristiani ?

 
14/03/2011 - Una scuola estranea al sistema scolastico vigente (Giuseppe Crippa)

Se davvero “la lenta ma efficace strada” di una scuola che dia adeguato spazio al lavoro manuale ha bisogno di "un tempo che non può essere quello dei nostri politici" (che vivono solo di traguardi elettorali che per loro significano soldi subito ed un futuro anche pensionistico assicurato) non vedo altra speranza che trovare il coraggio di inventarci qualcosa (dopo la scuola dell’obbligo) che sia dichiaratamente estranea a qualunque attività scolastica esistente come un diploma ormai svalutato quanto a mezzo di accesso al lavoro e utile solo per un accesso a qualche inutile anno di università. Ma qualcosa del genere la potrebbe inventare solo un santo come Giovanni Bosco e noi italiani di santi non ne meritiamo più…