BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

LAVORO/ C’è una via d’uscita alla "morsa" che stringe i sindacati?

La rappresentanza è uno dei temi più importanti per il mondo del lavoro in Italia. ALDO CARERA ci aiuta a recuperare una parte storica del nostro Paese in questo senso importante

Luigi Angeletti, Susanna Camusso e Raffaele Bonanni (Foto Ansa) Luigi Angeletti, Susanna Camusso e Raffaele Bonanni (Foto Ansa)

Per celebrare l’unità d’Italia, il Circolo Calvi ha scelto di organizzare sabato 19 marzo un incontro presso la sede di Gi Group a Milano dedicato a due tematiche di grande attualità: la prospettiva federalista, riletta in termini di rapporti costruttivi tra politica e società, e le questioni della rappresentanza del lavoro. Tema, quest’ultimo, poco dibattuto sui mass media, ma che merita qualche considerazione che non si limiti all’ordine del giorno delle vicende Fiat.

È uno degli snodi della storia del Paese e delle sue prospettive future, in quanto si tratta di valutare due opzioni tra loro divergenti: la definizione degli spazi di rappresentanza delle associazioni sindacali competenza delle scelte politiche, sancite dall’intervento della legge e dalle azioni di governo; oppure la loro libera determinazione di soggetti sociali, letta in termini di interessi organizzati, responsabili verso gli interessi generali del Paese, ha valore di per sé e va tutelata.

Le vie di mezzo, riassunte nel termine “rappresentatività”, celano quel che sono, in quanto espressioni proprie della politica e non della società. Su questo piano la storia dell’azione sociale dei cattolici costituisce una chiave di lettura inequivocabile dell’intera vicenda unitaria.

In un testo del 1963, lo storico Renzo De Felice riconosceva l’impegno dei cattolici nel favorire «il passaggio dallo Stato liberale allo Stato democratico, dallo Stato di pochi allo Stato di tutti». In quei termini evocava la testimonianza esemplare resa dai cattolici italiani all’«incivilimento» del Paese. Cioè a quelle azioni di libertà disegnate da Giuseppe Toniolo nell’orizzonte della democrazia, ove l’economia era etica e le forme di rappresentanza sociale erano terra d’impegno per i molti che non si riconoscevano nei movimenti sociali animati dal socialismo.