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Lo Stato deleghi quel che non fa

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Alla politica spetta poi di dare visibilità alle proprie scelte sul tema, con interventi finalizzati non solo a tamponare le emergenze, ma a creare condizioni strutturali per consentire agli attori di entrare in partita: puntare su efficienza degli apparati pubblici e valorizzazione degli apporti degli operatori è condizione indispensabile per dare solidità alle politiche formative e a quelle finalizzate alla creazione di servizi per il lavoro. Solo così il nostro traballante sistema di welfare, messo a dura prova dalla crisi e dalla ristrutturazione in atto della finanza pubblica, potrà ritrovare una base men che precaria; non più finanziabile con il ricorso all’indebitamento, esso deve infatti ripensare a se stesso in termini di sussidiarietà, ove per sussidiarietà si intenda un chiaro favor per la libertà di scelta e un sostegno agli operatori affinché possano davvero competere e creare servizi di qualità.

 

Si tratta, in sostanza, di raccogliere una sfida epocale: far sì che una nazione fondata sul lavoro cessi di emarginare intere coorti non offrendo loro gli strumenti per passare dall’adolescenza all’età adulta.

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