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LETTERA/ Così la Spagna vuol battere il boom della disoccupazione

Una coda davanti a un ufficio pubblico per l'impiego di Madrid (Foto Ansa) Una coda davanti a un ufficio pubblico per l'impiego di Madrid (Foto Ansa)

Rispetto all’Italia, il mercato del lavoro spagnolo è strutturalmente molto più flessibile e dinamico, basti solo considerare che non esiste nessuno strumento simile all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. L’uscita di un dipendente dall’impresa può essere gestita pagando 45 giorni per anno lavorato. Il mercato spagnolo presenta un’altra grande differenza rispetto a quello italiano: i tre quarti della contrattazione del Paese è fatta di contratti a termine.

 

Le ETT, Empresas de trabajo temporál, veicolano solo in parte questa flessibilità, perché molte delle aziende spagnole provano a gestirla direttamente. Su base annua, il valore assoluto dei contratti prodotti dalle ETT è simile a quello delle Agenzie per il lavoro italiane. In Italia, le Agenzie gestiscono la maggior parte della ridotta temporaneità del Paese, in Spagna le ETT entrano in un terzo del volume complessivo dei contratti a termine.

 

Ora la Spagna, con il Real Decreto 1796/2010, riconosce la piena efficacia dimostrata dalle agenzie private che già operano sul mercato del lavoro e le potenzia in modo considerevole, aprendo loro le porte del pubblico impiego.

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