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Lavoro

PROPOSTA/ Colli-Lanzi (Gi Group): un "nuovo" apprendistato per far trovare lavoro ai giovani

Un giovane apprendista nel settore tessile (Foto Imagoeconomica)Un giovane apprendista nel settore tessile (Foto Imagoeconomica)

A noi di Gi Group è sembrato che proprio la governance dello strumento mancasse di un pezzo, cioè di qualcuno che, conoscendo sia il lavoratore che l’azienda, possa farsi carico della formazione senza gravare di tale compito questi due soggetti. La persona deve lavorare e, chiaramente, anche avere a cuore la sua formazione, ma è giusto che abbia qualcuno che lo assista in questo. L’azienda, da parte sua, fa lavorare la persona e si può far carico della sua formazione on the job, ma non di tutta la governance del processo burocratico di gestione della persona, che invece può essere utilmente affidato a un intermediario, a un’agenzia.

Vi state dunque proponendo come soggetto attivo per la formazione nell’apprendistato?

Sì, ci stiamo facendo fautori di una proposta per reintrodurre la possibilità di gestire l’apprendistato attraverso la somministrazione e per far sì che laddove un’azienda decida di utilizzarlo gli obblighi relativi al percorso formativo siano a carico dell’agenzia. Servirà un cambiamento normativo e su questo stiamo ragionando con il ministero del Lavoro, che ha la delega per la riforma dell’apprendistato.

Ma perché un’agenzia per il lavoro chiede di occuparsi di questa forma contrattuale?

Innanzitutto, perché c’è un’alta disoccupazione giovanile, e un modo per affrontarla nel breve periodo è attraverso questo strumento. Inoltre, come ho spiegato prima, la parte formativa è quella essenziale per l’investimento su una persona. La nostra proposta ci sembra che possa semplificare e incentivare il processo per l’azienda, oltre a rendere possibile lo sviluppo di un processo formativo più aderente alle esigenze della persona e dell’impresa.

Gli ultimi dati Istat, intanto, confermano che ci sono dei posti di lavoro che rimangono vacanti. Da cosa dipende secondo lei?

Da una distanza siderale tra il mondo dell’istruzione e quello delle aziende. Ritengo che i percorsi formativi vadano anticipati nei tempi. Mi spiego: non si può lavorare 15 anni sulla propria formazione senza porsi mai il problema del mercato. Se si fa così, è logico che poi, quando ci si affaccia sul mercato nascano dei problemi. Direi che per come è impostato il sistema formativo sono persino ancora pochi i posti che non vengono coperti.

Che soluzioni si possono mettere in campo?