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PROPOSTA/ Colli-Lanzi (Gi Group): un "nuovo" apprendistato per far trovare lavoro ai giovani

Un giovane apprendista nel settore tessile (Foto Imagoeconomica) Un giovane apprendista nel settore tessile (Foto Imagoeconomica)

Ci possono essere nel breve termine delle azioni mirate, anche all’ultimo momento, che possono favorire il matching finale tra domanda e offerta di lavoro, come l’addestramento e l’orientamento. Qui, sicuramente, lo sviluppo degli intermediari, delle agenzie può dare e sta dando un forte contributo. Ci sono, però, delle problematiche che richiedono un orizzonte di medio-lungo termine. Per esempio, la nostra pubblica amministrazione ha speso molti soldi nella formazione, ma senza creare degli osservatori sui fabbisogni formativi. Questo impedisce di dare strumenti o indicazioni al mercato per leggere i fabbisogni e non permette di orientare in maniera efficiente le risorse formative. Se si è costretti a muoversi “a caso”, è chiaro che diventa più difficile ottenere un matching preciso.

Gi Group ha deciso di dedicare il 2011 ai giovani. Perché questa scelta?

Perché è molto grave che ci sia un tasso così alto di disoccupazione giovanile. L’Italia è un Paese sempre meno produttivo e quindi in grado di dare sempre meno a tutti. Si stanno creando i presupposti perché il futuro sia peggiore del presente. In questo senso si sta rompendo la catena di solidarietà intergenerazionale. Un tempo i padri lavoravano per creare condizioni migliori per i loro figli, oggi invece si “mangiano” il futuro dei loro figli. Per chi si occupa di lavoro, questo è grave. Dedicare un anno ai giovani vuol dire da una parte mettere in piedi delle iniziative significative, dall’altra affermare che questo tema riguarda tutti e che un’agenzia come la nostra vuole svolgere un ruolo importante, non di mero operatore tecnico, ma anche di costruttore di cultura del lavoro.

In quest’ottica, per il 31 marzo avete organizzato il Gi Day. Qual è il senso di questa iniziativa?

È la prima volta che lo facciamo, quindi possiamo definirlo come un test: se funzionerà lo ripeteremo non solo a Milano, ma anche in altre città. L’idea è quella di far incontrare neolaureati e persone che cercano lavoro con dieci aziende, che hanno una serie di posizioni potenzialmente aperte, in modo da creare le condizioni per un incontro reale tra domanda e offerta di lavoro. Nel pomeriggio, inoltre, allargando ulteriormente la platea dei partecipanti, faremo un momento di confronto sulle logiche e sulle evoluzioni del mercato del lavoro, sull’utilizzo dei social network e degli strumenti più moderni di contatto tra domanda e offerta di lavoro, sulle novità e le condizioni normative dei contratti di lavoro che normalmente riguardano i giovani. In un giorno non si risolve certo il problema della disoccupazione giovanile, ma credo che una giornata di questo tipo abbia un’utilità intrinseca e dia la possibilità di veicolare un messaggio, una provocazione a più ampio respiro.

Avete in programma altre iniziative per i giovani quest’anno?

Già l’anno scorso, a settembre, abbiamo fatto nascere la prima Filiale First a Milano, dedicata all’orientamento e al reclutamento dei giovani. La nostra intenzione è quella di aprirne altre in 4/5 diverse città. Abbiamo inoltre orientato l’attività della Gi Group Academy sul tema, dedicando diversi momenti al lavoro dei giovani. C’è appena stato il 15 marzo un incontro con il Prof. Bertagna sul rapporto tra formazione e lavoro e ci sarà un altro momento importantissimo l’11 aprile, con la partecipazione del Prof. Tiraboschi sul tema dell’apprendistato. Stiamo inoltre ipotizzando altre iniziative che partiranno nei prossimi mesi per coinvolgere, anche a livello di dialogo e attraverso i social network, i giovani su idee da mettere in campo per favorire l’occupazione giovanile.

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