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Lavoro

FIAT/ Le "tentazioni" di Chrysler che sfidano Marchionne

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Quel che invece sicuramente non va è il leaderismo assoluto che Marchionne interpreta con inscalfibile trionfalismo. Lui lavora 18 ore al giorno, lui merita tutto il suo superstipendio, lui scrive gli spot, lui ridisegna di suo pugno i cruscotti delle auto, lui parla con Obama, lui, lui, lui. E quando gli chiedono se, a suo avviso, la famiglia Agnelli resterà azionista di controllo della Fiat a completamento dell’operazione Chrysler avvenuto, la replica sibilante è: “Questo chiedetelo agli Agnelli”. Neanche la creanza di aggiungere un: “Naturalmente io me lo auguro”. Se non altro, alla memoria di quell’Umberto Agnelli - una vita passata nell’ombra del brillante fratello Gianni, eppure uomo pieno d’intuizioni - che appunto scovò Marchionne al vertice dell’importante ma semisconosciuta multinazionale della certificazione Sgs, dandogli l’occasione della vita.

A margine, la questione della sede del quartier generale del gruppo: Torino o Detroit? “Non è un problema di oggi, ne parleremo quando sarà il momento, è un problema di governance”, afferma oggi Marchionne. Ma nossignore, non è un problema di governance. La holding sta a Torino, Fiat Auto che controllerà il 51% di Chrysler sta a Torino, il quartier generale può tranquillamente restare dov’è, lavori poi Marchionne dove e quanto preferisce nei molti luoghi dove la multinazionale Fiat già oggi produce.