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Lavoro

LETTERA/ La "ricetta" di noi giovani per battere il precariato

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1) dare la possibilità ai giovani cittadini di decidere, come avviene per il 5 per mille, se accettare un contratto a Progetto o Flexycurt;

 

2) il lavoratore, se deciderà di attivare un contratto di Flexycurt, verrà assunto a tempo indeterminato e avrà diritto a ferie, straordinari e malattia retribuita;

 

3) il lavoratore dovrà versare una quota per un’assicurazione che, in caso di licenziamento, gli garantirà per un anno, il 90% dello stipendio;

 

4) per accedere a questo servizio, per gestire il potenziale fattore di demotivazione causato dall’alto livello del reddito sostitutivo, la persona disoccupata dovrà attivarsi personalmente nella ricerca di un posto di lavoro e dovrà obbligatoriamente partecipare a programmi di formazione a tempo pieno (come avviene in Danimarca, Svizzera, Austria);

 

5) nel caso in cui il lavoratore non utilizzi mai questo fondo, al raggiungimento della pensione, la somma accumulata verrà considerata come una pensione integrativa a quella già preventivata dalla legge italiana;

 

6) l’imprenditore avrà la possibilità di assumere personale, di formarlo e, solo in casi estremi, (diminuzione di giro d’affari, gravi inadempienze del lavoratore) potrà decidere di licenziarlo. Non sono ammessi licenziamenti per motivi soggettivi. Questo è un punto importante per l’azienda, è qui che viene evidenziata la parte “flexy” del contratto;

 

7) considerando i vantaggi positivi di un cambiamento epocale del mondo del lavoro (e dell’economia) in Italia, sia le Istituzioni, sia le imprese sarebbero ben predisposte a contribuire versando una parte della somma per l’assicurazione prevista dal contratto Flexycurt.

 

Vorrei dar voce a tanti giovani che oggi sono precari, in un mondo aziendale in cui vi sono lavoratori di serie A (quelli assunti) e lavoratori di serie B (contratti a progetto). Cosa vuol dire “essere precario” in un Paese, l’Italia , che non è al passo con i tempi flessibili del lavoro? Dalle numerose interviste e testimonianze che abbiamo raccolto in questi ultimi tre anni è emerso che “un precario lavora più di un collega assunto, perché il capo lo illude che se lavora tanto, prima o poi viene assunto”.


COMMENTI
07/03/2011 - Avanti i giovani ! (Mariano Belli)

Altro che abolizione dell'art.18 : i nostri burocratici gerontocrati l'unica cosa che sanno proporre, a intervalli regolari, è l'abolizione dell'art.18, così i loro amici datori di lavoro possono assumere gli ultimi disperati in arrivo dal nordafrica per un tozzo di pane e chissenefrega di chi a questo Paese ha dato tutto, figli compresi....(quei burocrati si, sono da mandare a casa, senza preavviso e senza la pensione dopo solo 5 anni di "lavoro"....ma a 70 anni pure per loro!). Perciò complimenti a questi giovani e alla loro lungimirante e pratica proposta : come vorrei essere governato da persone così, che dimostrano freschezza di idee e capacità di vedere i problemi e di individuare soluzioni eque e al tempo esso brillanti come quella descritta.

 
06/03/2011 - Interessante (Daniele Contini)

Complimenti per l'interessante iniziativa del gruppo. Penso anch'io che quella del flexy possa essere un'iniziativa in grado di migliorare l'attuale situazione del precariato. Non condivido pero' il divieto di licenziamento per motivi soggettivi: bisogna introdurre sempre di più la cultura della resposabilita e del merito. Nessuna azienda ha interesse a licenziare se non quando la performance e' continuativamente scarsa. E in questi casi deve poterlo fare, ovviamente riconoscendo una congrua indennità al lavoratore.