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LETTERA/ La "ricetta" di noi giovani per battere il precariato

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Il lavoro straordinario non viene mai retribuito, così come le ferie, in quanto le aziende fanno scadere i contratti a progetto a luglio/dicembre e li riprendono a settembre/gennaio. Non vengono retribuiti i giorni di malattia. Non si può accedere a mutui per comprarsi una casa o a finanziamenti per comprarsi un’auto o una moto, perché non si ha una busta paga. Non si può essere un buon inquilino, perché il proprietario di casa chiede una busta paga come garanzia, per cui ci si deve appoggiare a familiari o amici che facciano da garante. Non si ha diritto all’asilo nido, perché in quanto precario non si ha un lavoro fisso. Oggi un precario lavora più ore, guadagna meno e non ha gli stessi diritti del suo collega assunto, le sembra giusto?

 

Tra le diverse iniziative che abbiamo messo in atto per sensibilizzare l’opinione pubblica, i mass media e le Istituzioni, nel 2009 abbiamo organizzato un convengo a Milano in collaborazione con altre associazioni giovanili e a cui hanno preso parte aziende e istituzioni alle quali abbiamo proposto il nostro modello anti-precariato e alle quali abbiamo chiesto di attivare dei progetti pilota con il patrocinio della Regione Lombardia (Giovani e lavoro nell’area metropolitana, quali opportunità? - 20 marzo 2009 - Milano).

 

Noi riteniamo che sarebbe un gesto di lungimiranza e un forte segnale anti-crisi importare questo modello lavorativo in Italia, che purtroppo risulta ancora fanalino di coda in Europa per politiche attive sui giovani e per combattere il precariato giovanile. In altri paesi europei che hanno introdotto e implementato questo modello i risultati sono stati positivi. Per citare qualche esempio, Danimarca, Spagna, Svizzera e Austria, in cui non esiste il precariato ma solo dati di disoccupazione che negli anni, nonostante la crisi, sono sempre diminuiti. Se vuole posso fornirle anche questi dati, ma credo che il buon senso sia più utile di numeri con percentuali.

 

Le aziende e le istituzioni si sono dimostrate interessate a questa tematica, ma ancora oggi stanno analizzando la fattibilità di tale proposta e non è ancora stato attivato alcun progetto, nonostante i numerosi saggi, articoli che sono stati scritti sul tema del Flexycurt, da luminari universitari ed economisti di rinomata fama.

 

La ringrazio molto se vorrà dare voce alla nostra associazione, perché riteniamo che voi possiate ampliare ulteriormente il dialogo che noi stiamo cercando di alimentare tra i giovani e le Istituzioni, stando al passo con i nostri cugini europei e cercando di trovare valide e condivise soluzioni.

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COMMENTI
07/03/2011 - Avanti i giovani ! (Mariano Belli)

Altro che abolizione dell'art.18 : i nostri burocratici gerontocrati l'unica cosa che sanno proporre, a intervalli regolari, è l'abolizione dell'art.18, così i loro amici datori di lavoro possono assumere gli ultimi disperati in arrivo dal nordafrica per un tozzo di pane e chissenefrega di chi a questo Paese ha dato tutto, figli compresi....(quei burocrati si, sono da mandare a casa, senza preavviso e senza la pensione dopo solo 5 anni di "lavoro"....ma a 70 anni pure per loro!). Perciò complimenti a questi giovani e alla loro lungimirante e pratica proposta : come vorrei essere governato da persone così, che dimostrano freschezza di idee e capacità di vedere i problemi e di individuare soluzioni eque e al tempo esso brillanti come quella descritta.

 
06/03/2011 - Interessante (Daniele Contini)

Complimenti per l'interessante iniziativa del gruppo. Penso anch'io che quella del flexy possa essere un'iniziativa in grado di migliorare l'attuale situazione del precariato. Non condivido pero' il divieto di licenziamento per motivi soggettivi: bisogna introdurre sempre di più la cultura della resposabilita e del merito. Nessuna azienda ha interesse a licenziare se non quando la performance e' continuativamente scarsa. E in questi casi deve poterlo fare, ovviamente riconoscendo una congrua indennità al lavoratore.