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Lavoro

Ma non sbagliano solo i lavoratori

La vicenda Fiat ha illustrato come il sistema italiano delle relazioni industriali vada fortemente ripensato, in particolare per risolvere tre nodi critici

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La vicenda Fiat ha illustrato come il sistema italiano delle relazioni industriali vada fortemente ripensato. A ben vedere, nessuna delle due parti esce dal confronto come chiaro vincitore: il sindacato mostra una forte spaccatura interna che divide la Fiom dalle altre rappresentanze, la Fiat d’altro canto non può certo vantarsi di una vittoria ottenuta con un margine risicato, grazie peraltro al fondamentale apporto dei cosiddetti “colletti bianchi” a favore dell’accordo che tuttavia aveva conseguenze solo per i “colletti blu”.

Le radici di questa crisi sono profonde e toccano alcuni snodi cruciali del nostro sistema produttivo e di relazioni industriali. Il primo snodo è relativo alla rappresentanza sindacale. Il sistema attuale favorisce i grandi sindacati nazionali, che tuttavia hanno una rappresentanza sempre più scarsa, soprattutto tra i giovani, inoltre la rappresentatività delle sigle varia considerevolmente da settore a settore. Emerge sempre di più la necessità di rafforzare il secondo livello di contrattazione, quello aziendale, che permetterebbe a imprese e sindacati di affrontare con maggiore incisività le sfide poste dalla situazione economica attuale.

Risulta evidente che, anche all’interno di settori industriali omogenei, le singole imprese abbiano esigenze e problematiche estremamente diverse che richiedono spesso soluzioni diverse. Per rimanere all’esempio Fiat, all’interno del settore metalmeccanico ci sono imprese in cui i sindacati hanno firmato contratti caratterizzati da condizioni lavorative migliori così come frequenti casi di imprese in cui sono stati siglati contratti con condizioni di lavoro più pesanti di quelli concordati nell’azienda torinese. È giusto e opportuno che il livello di contrattazione aziendale vada sempre più valorizzato, pur nei limiti e nelle regole del contratto nazionale.