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8 MARZO/ Ecco il patto che aiuta le donne a unire famiglia e lavoro

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Tempo, invece delle mimose. Non si può dire che il tavolo con le parti sociali convocato dal ministro Sacconi sulle linee guida per la flessibilità lavorativa e la responsabilità sociale d’impresa non sia stato convocato strategicamente, il giorno prima della festa della donna: il fatto di aver programmato la ripresa dei negoziati per il 7 marzo voleva suonare come un meritato regalo alle donne.

 

E in effetti, grazie all’intesa raggiunta tra governo, sindacati e imprese, quest’anno le italiane - invece dei consueti (e ormai un po’ stantii) omaggi e riconoscimenti - dovrebbero vedersi recapitare un pacchetto di misure utili alla conciliazione per rivedere l’orario di lavoro in senso flessibile, e per coinvolgere le aziende nel welfare sussidiario. Part-time, telelavoro, ma anche buoni lavoro per collaboratori domestici e servizi alla persona e alla famiglia da erogare in azienda: questo il quadro di fronte al quale ieri tutti i presenti al tavolo (compresa una Cgil che si è comunque riservata di valutare i contenuti della pre-intesa in un successivo tavolo tecnico) si sono ritrovati concordi.

 

Uno dei provvedimenti più interessanti riguarda la possibilità di concordare con il datore di lavoro modalità di espletamento dell’attività lavorativa “a risultato”, vale a dire senza l’obbligo della presenza in un luogo predeterminato in un orario predeterminato. Si tratta, è vero, di una misura che resta limitata a casi eccezionali (tipicamente, quelli di infermità di figli o familiari), ma che pone un precedente importante; che assume - tra le righe - che in campo lavorativo presenza non implica rendimento; che ammette, almeno in linea, di principio, che di “lavoro” si possa parlare anche al di fuori delle tradizionali unità di tempo e di luogo.



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COMMENTI
08/03/2011 - Grazie (Anna Di Gennaro)

Leggo sempre volentieri i suoi articoli, ma oggi è giunto il momento di farle i miei complimenti pubblicamente. Lei se li merita ed io lo diffondo...