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Lavoro

LAVORO/ Ecco perché la piazza non risolve il dramma dei giovani precari

Una delle manifestazioni di sabato (Foto Ansa)Una delle manifestazioni di sabato (Foto Ansa)

Giovani uomini e donne del terzo millennio, ma legati indissolubilmente alla cultura e all’eredità del '68 di cui oggi personificano drammaticamente il fallimento. Infatti, l’idea di un falso egualitarismo non in grado di distinguere e premiare merito e talento è stato, in questi ultimi anni, messo duramente alla prova dimostrando tutta la sua fallacità.

Questa generazione di eterni giovani è certamente una grande risorsa per il Paese, ma deve almeno tentare di dare un cambio di marcia alla propria azione, perlomeno rispetto alle progettualità che le piazze di sabato hanno delineato. La sterile rivendicazione di diritti inesigibili nella situazione data non è certamente la strada da percorrere. È necessario tornare a scommettere su noi stessi, lanciare un’Opa sul nostro futuro, chiedere un nuovo patto intergenerazionale in cui anche la generazione dei padri sia chiamata a prendersi le proprie responsabilità.

Ispiace vedere tanti amici, colleghi e coetanei scendere in piazza a difendere i diritti, che a volte sembrano essere privilegi, di un’altra generazione e non lavorare, altresì, per costruire un nuovo diritto di cittadinanza sostenibile per i giovani del 2011 e per quelli che verranno. Manca poi nel documento un focus sul tema centrale dell’accesso al credito e alle politiche abitative. Troppo poco è un generico richiamo al diritto alla casa, che sembra essere uscito da vecchie foto in bianco e nero. La precarietà non è solo una questione di politiche del lavoro che può essere risolta con una sanatoria.