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LAVORO/ Ecco perché la piazza non risolve il dramma dei giovani precari

Una delle manifestazioni di sabato (Foto Ansa) Una delle manifestazioni di sabato (Foto Ansa)

La sfida della “buona flessibilità” parte, infatti, dal rilancio della produttività nel Paese, dalla qualificazione di tutti quei servizi che supportano le imprese e i lavoratori nelle difficoltà quotidiane e da un complessivo ripensamento dei percorsi formativi che devono essere sempre più articolati lungo tutto il periodo della vita attiva e maggiormente legati alla dimensione lavorativa. Da queste esigenze e richieste, ritengo, sarebbe dovuta partire una piattaforma politica e culturale che un gruppo di giovani lavoratori si propone di presentare alla politica e alla società.

Oggi è il tempo di chiedere scelte coerenti ai nuovo modi di produrre e lavorare in materia di organizzazione dei servizi e di fruibilità delle nostre città, pensate troppo spesso partendo sulla base di un mondo del lavoro fordista superato dalla storia, non un irrealistico ritorno a un passato idealizzato e vissuto troppo spesso come un’utopia.

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