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Lavoro

La scuola si cambia con la sussidiarietà

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I risultati

Il modello, in particolare, ha consentito di stimare l’impatto sull’output scolastico, e sulla formazione del capitale umano più in generale, di un approccio educativo basato sulla sussidiarietà quale espressione dell’attenzione alla persona, del valore dell’accoglienza e dell’orientamento, del valore dell’esperienza e del metodo di insegnamento (induttivo-deduttivo) e sull’attenzione alle attività educative non tecniche. Come outcome di questo processo si è inoltre valutato l’inserimento nel lavoro e nella società dei giovani diplomati e qualificati.

Per quanto concerne i dati provenienti dall’indagine sui presidi, le differenze più evidenti riguardano un approccio più sussidiario dei Cfp rispetto agli Ips per quanto concerne le attività legate all’accoglienza e all’orientamento (75 contro 69) e l’attenzione alla persona (50 contro 47). I Cfp sembrano soddisfare maggiormente gli allievi soprattutto per quanto riguarda le attività educative non tecniche (67 a 53), ma anche per l’accoglienza e l’orientamento (73 contro 62), l’attenzione alla persona (70 a 62) e il valore dell’esperienza (60 a 54).

È abbastanza rilevante la differenza del grado di sussidiarietà nell’offerta formativa fra i Cfp e gli Ips (70 contro 58). Anche per quanto concerne il capitale umano si evidenzia una differenza non irrilevante (circa 7 punti a vantaggio dei Cfp). L’inserimento lavorativo evidenzia un migliore risultato, in termini di tempi leggermente più ridotti e del maggiore tasso di occupazione a sei mesi dal conseguimento del titolo, dei diplomati degli Ips con uno scarto di circa 10 punti rispetto ai Cfp. A questo dato contribuiscono però l’età mediamente più elevata dei diplomati degli Ips rispetto ai qualificati dei Cfp e un contratto che per questi ultimi è spesso di apprendistato. Pari per contro è la soddisfazione lavorativa di entrambi rispetto al percorso di studi seguito.

Va notato, come conseguenza di un approccio educativo basato sulla sussidiarietà, come sia migliore l’inserimento sociale dei Cfp rispetto agli Ips (44 a 36), ancorché non elevato per la giovane età degli intervistati. Una seconda area di confronto fra i due modelli è legata agli impatti sulle variabili obiettivo. Interessante è osservare come il grado di sussidiarietà sia influenzato dalle qualità percepite da diplomati e qualificati sugli elementi dell’offerta formativa. In entrambi i modelli, le attività di accoglienza e orientamento sembrano giocare un ruolo poco significativo sul grado di sussidiarietà.

Gioca per contro un ruolo importante in entrambi il valore dell’esperienza, con un contributo di oltre il 50% per entrambi i tipi di scuola, ma la differenza più rilevante è il forte impatto delle attività educative non tecniche sul grado di sussidiarietà, che nel modello è in rapporto di circa 3 a 1 a favore dei Cfp (42%) contro gli Ips (9%). Per quanto riguarda l’impatto della sussidiarietà sull’output scolastico, l’approccio sussidiario assume un ruolo più importante nel modello dei Cfp rispetto agli Ips (82% di contributo contro il 70%).

È abbastanza similare nei due modelli l’impatto di sussidiarietà e output scolastico sul capitale umano, con una leggera differenza a favore del modello dei Cfp che attribuisce maggior importanza al grado di sussidiarietà (50% contro 44% negli Ips). Per quanto riguarda gli impatti sull’inserimento lavorativo si può notare un’ulteriore differenza fra Ips e Cfp. Invero in quest’ambito mentre l’output scolastico gioca un ruolo importante per i diplomati degli Ips (42% contro 32% nei Cfp) nel favorire l’accesso al lavoro, per i qualificati dei Cfp questo ruolo è giocato dall’espressione del capitale umano nel suo complesso (63% contro 56% negli Ips), cui ha dato un contributo sostanzioso l’approccio maggiormente sussidiario di queste ultime scuole. Anche l’inserimento nella società avviene secondo due modelli diversi fra gli Ips e i Cfp. Mentre nei primi l’aspetto lavorativo gioca un ruolo molto importante (76%), nei Cfp la maggior attenzione ad alcune tematiche sociali nella formazione favorisce un interesse che l’allievo dimostra per la società e ne motiva una maggiore partecipazione.