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Lavoro

J’ACCUSE/ C’è una “scuola” che allontana i giovani dal lavoro

In Italia, spiega DOMENICO SUGAMIELE, a partire dagli anni ’70 si è diffusa l’idea che la dimensione formativa del lavoro fosse uno sfruttamento e non un’opportunità

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La questione della formazione per il lavoro in Italia continua a essere oggetto di sterili contrapposizioni che hanno, negli anni, frenato il processo di modernizzazione del nostro sistema educativo, condizionando il nostro Paese nelle indagini internazionali per l’assenza di elementi di comparazione, dai percorsi di studio ai profili professionali, con il quadro comunitario delle qualificazioni professionali.

Siamo, per esempio, uno dei pochissimi Paesi, se non l’unico nello spazio europeo, che non si è dotato di un sistema di istruzione e formazione terziaria non accademica, in grado di inserirsi nella European Higher Education Area in termini comparabili, compatibili e coerenti al disegno europeo del processo di Bologna. E ciò nonostante il sistema nel suo complesso abbia subito un continuo “stress”, amministrativo negli anni ‘80 e ‘90 e legislativo nell’ultimo decennio, che ha interessato l’intera filiera tecnica e professionale, dalle prime qualifiche professionali ai diplomi tecnici secondari fino alla formazione terziaria non accademica.

Un obiettivo ambizioso che, tuttavia, appare di difficile realizzazione per l’astrattezza di un quadro legislativo slegato dai processi di innovazione, più attento alla conservazione di interessi consolidati che ai bisogni del Paese, dei giovani e del sistema produttivo. A partire dagli anni ‘70 è prevalsa l’idea, consolidata negli anni ‘90, dell’istruzione “disinteressata”, non finalizzata al lavoro, con il risultato di snaturare l’istruzione tecnica e professionale facendone un “ossimoro” indecifrabile.

Si è negata la dimensione formativa del lavoro che è stato visto come sfruttamento e non come opportunità di crescita della persona. Se i giovani devono essere “messi in guardia” dal lavoro è evidente che devono essere sottratti alla dimensione formativa per il lavoro e alla responsabilità. E nella stessa direzione vengono sottratti alle responsabilità della famiglia, per essere affidati allo Stato e alle sue scuole. Siamo il fanalino di coda sia per il finanziamento alla scuola libera, sia per il sostegno alle famiglie (con borse di studio) nell’educazione dei figli. Eppure quest’ultimo è un principio sussidiario sancito nella Carta Costituzionale.