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J’ACCUSE/ C’è una “scuola” che allontana i giovani dal lavoro

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Lo sviluppo della formazione sul luogo di lavoro è, invece, una delle modalità che meglio può favorire la transizione e l’inserimento attivo nella società. In questo senso l’apprendistato è lo strumento che tiene insieme diverse dimensioni della formazione della persona. E, tuttavia, nel nostro Paese le potenzialità dell’alternanza scuola-lavoro e dell’apprendistato, anche come elementi orientativi e di accompagnamento dei giovani all’inserimento nella vita attiva, rimangono ancora da esplorare per una chiusura culturale che ci allontana dalle impostazioni degli altri paesi europei. Ed è altrettanto evidente come la valorizzazione del lavoro come forma di apprendimento richiama problematiche legate alle tipologie di competenze che effettivamente possono essere acquisite in impresa e come l’impresa possa assumere il ruolo di impresa formativa, caratterizzandosi anche come agenzia formativa.

Si tratta di esigenze alle quali il nostro Paese non può sottrarsi e per le quali la “centralità” dell’Istruzione tecnica e professionale secondaria e terziaria deve poggiare sulle connessioni con il lavoro e con le responsabilità regionali senza confondersi con un anacronistico centralismo statale che non è in grado di rispondere ai bisogni di una società organizzata sempre più in modo policentrico e poliarchico. Così come separare l’istruzione tecnica e professionale dalla formazione professionale - in evidente contrasto con la Costituzione - prefigura un’offerta formativa incompatibile con le caratteristiche del sistema produttivo, impedendo di determinare le condizioni per il governo delle politiche di sviluppo locale. La stessa proposta di istituzione degli Istituti tecnici superiori non appare sufficiente a colmare il deficit di lauree professionali ripetutamente denunciato dal sistema delle imprese.