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LAVORO/ Così la flessibilità aiuta la crescita

Ogni impresa, spiega FRANCESCO SANSONE, ha la possibilità di adottare strategie per migliorare la sua struttura incidendo così sulla crescita e lo sviluppo dell’intero sistema

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La flessibilità nel contesto del lavoro va esaminata da diversi punti di vista, considerando innanzitutto la distinzione tra il mercato del lavoro esterno, in quanto momento d’incontro della domanda e dell’offerta; e quello del mercato del lavoro interno di ciascuna impresa, cioè dalle strategie che l’impresa adotta nei confronti del capitale umano in funzione dei suoi valori e modelli organizzativi.

Per migliorare la flessibilità esterna occorre offrire al maggior numero di persone in cerca di lavoro la possibilità di soddisfare le esigenze delle imprese, aumentando innanzitutto la mobilità geografica e favorendo la formazione in termini di permament lifelong learning for all. Nel caso della flessibilità interna, che può favorire la crescita e lo sviluppo, le imprese possono attuarla in diverse forme in funzione dei modelli organizzativi e di produzione. Normalmente si distinguono due fondamentali modalità organizzative della produzione: imprese con un modello della produzione essenzialmente rigido, con una struttura organizzativa fortemente gerarchizzata; imprese snelle, con una struttura gerarchica più piatta e un’organizzazione del lavoro volta a una maggiore flessibilità funzionale.

Nella prima categoria d’impresa, si applica la flessibilità in maniera difensiva, ove la reazione alle sfide esterne avviene perseguendo obiettivi di produttività, di qualità e di una maggiore flessibilità organizzativa attraverso le ristrutturazioni produttive. Nelle imprese con una struttura gerarchica più piatta si sperimenta, invece, una flessibilità innovativa: esse implementano un comportamento proattivo nei confronti delle sfide poste da un ambiente globale, attraverso processi di reengineering, superando la classica divisione del lavoro in una serie molto analitica di compiti semplici e fondamentali o in una serie di funzioni nettamente distinte. Tale visione è descritta in maniera efficace da Adam Smith ne “La ricchezza delle nazioni” e si è poi concretizzata nel modello tayloristico di organizzazione tipico della produzione industriale e di massa standardizzata.

Il reeingineering, che può essere operato attraverso l’applicazione degli strumenti per lo sviluppo del pensiero flessibile, nuova dimensione tra logica, etica ed estetica, è invece un ripensamento radicale dei processi d’impresa per porre “la persona al centro”, adottando un modo di pensare e di agire versatile, frutto di un processo di conoscenza basato sulla creazione di relazioni di fiducia.