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Lavoro

IDEE/ Quel “patto” alla tedesca per aiutare i giovani a trovare lavoro

L’apprendistato è uno strumento molto importante per portare i giovani verso un lavoro. Per questo, spiega ROBERTO PELLEGATTA, è bene aver presente alcune esperienze di successo

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

Qualche settimana fa Alessandro (un ragazzo non facile, intelligente, 17 anni, terza professionale, in conflitto con i docenti) in presidenza mi dice che durante lo stage in azienda l’artigiano, nella cui bottega l’abbiamo mandato, è interessato a prenderlo a lavorare: quindi lui vuole lasciare la scuola. Neppure i genitori sono riusciti a fargli cambiare idea. A tre mesi dalla possibilità di conseguire una qualifica ha abbandonato la scuola.

Dopo la terza professionale, nel mio istituto (nel cuore della Brianza milanese) un terzo degli studenti non prosegue. Già nel passaggio dalla prima alla terza professionale se ne sono persi per strada un terzo. Quando arrivano in quinta, dalla prima ne abbiamo persi due terzi. Quelli arrivati all’uscita col diploma, però, riescono tutti a trovare lavoro: in tre-quattro mesi, anche in questi tempi di crisi, spesso con l’aiuto della scuola.

Nessuno di loro, però, trova un contratto stabile: per anni si dovranno adattare alle soluzioni più diverse, sotto la forma di stage o con assunzioni a termine. Quasi mai si tratta di apprendistato, una formula pressoché assente per l’inserimento giovanile nella vita attiva. Diversamente dai dati diffusi in questi giorni sull’istruzione e formazione professionale, nessuno dei nostri studenti nei primi tre anni riceve un contratto a tempo indeterminato.

Come mai questa precarietà? Come mai il lavoro, che pur esiste in tempi di crisi, non trova stabilmente chi lo sa fare? Le ragioni sono tante. Per un verso la scuola italiana è malata di teoria e lo stesso Riordino Gelmini ha prolungato questa triste china. Ma l’impresa sa cosa cerca? Un’inchiesta nella Brianza milanese in 52 aziende medie sul fabbisogno di tre figure professionali nel settore del mobile ha trovato grandi punti interrogativi e una diffusa incapacità di dare risposte non a breve, ma neppure a medio termine.

I ragazzi dei Professionali dei contratti di lavoro non si lamentano. Anzi, come Alessandro, se potessero li firmerebbero prima. Se di qualcosa si lamentano è per l’eccesso di studio teorico, l’eccessiva brevità di due settimane di stage in azienda su 33 di scuola: un loro collega studente francese o tedesco sedicenne fa tre mesi. E pensare che da noi la chiamano “alternanza scuola-lavoro”!

In genere, i nostri ragazzi non si trovavano male a scuola, dove hanno imparato i rudimenti, ma sono stati sommersi da troppa teoria: una classe prima Professionale “riformata” dei settori mobile-arredamento o meccanico passa in laboratorio 4 ore settimanali su 32. Una classe prima Istituto Tecnico neppure quelle. In Germania e Francia il primo stage a 15 anni è di 2 settimane, l’ultimo a 18 è, in alternanza, di tre mesi. Da noi, quando si trovano le aziende, dopo lungo “mendicare”, gli studenti riescono a fare 2 settimane a 18 e 2 a 19 anni.


COMMENTI
26/04/2011 - in germania anche gli imprenditori sono diversi (francesco taddei)

allora tutti quei giovani che protestano non hanno torto! chi glielo dice ai socialriformisti tremonti-sacconi-brunetta? in italia non c'è solo il problema della scarsa considerazione dell'istruzione professionale da parte degli studenti, ma anche delle imprese che con i contratti a tempo determinato sanno di guadagnare molto spendendo poco con la legge dalla loro parte, come nota bene l'autore dell'articolo. il bene comune non è di una sola parte!