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LAVORO/ Quei talenti "in rosa" che aiutano le imprese

Il tema della conciliazione dei tempi tra “vita professionale” e “privata” diventa sempre più importante anche per i destini delle imprese. LUCA VALSECCHI spiega perché

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Il tema della conciliazione dei tempi tra “vita professionale” e “privata” - famosa nel mondo come “work life balance” - non è certamente secondario nell’esperienza di vita di una persona. Se consideriamo il desiderio di godere appieno sia della propria famiglia che del proprio lavoro, ambiti privilegiati di costruttività e di scoperta della propria vocazione personale, comprendiamo immediatamente che quello in corso può davvero non essere un dibattito astratto, ma una priorità con cui confrontarsi a fondo.

Sicuramente, per la singola persona, chiamata a fare un’esperienza unitaria di significato di ciò che vive, senza usare il “bilancino”, ma considerando la necessità di non tralasciare pezzi di vita, né di viverla a “compartimenti stagni”. E priorità probabilmente anche per il Paese, sia da un punto di vista demografico che economico.

Ecco perchè Gi Group Academy, nella sua veste di “pensatoio” dedicato ai temi del lavoro e dell’occupazione, ha deciso di organizzare un evento il 3 maggio per affrontare questo tema. Che ha un impatto significativo prima di tutto di natura demografica, perché in Italia il numero medio di figli per donna è attualmente di 1,41, insufficiente - in termini statistici - per garantire un naturale equilibrio demografico (2,1 figli). Questo dato va peraltro “ridimensionato” se si pensa alle sole donne italiane, escluse quindi le donne con cittadinanza straniera, e si abbassa a 1,33. Le donne italiane fanno quindi pochi figli, anche perché c’è stato un innalzamento dell’età media al parto a 31,5 anni contro i 29,8 del ‘95.

Un posticipo che è dovuto in parte anche alla difficoltà di trovare un proprio spazio adeguato nel mercato del lavoro, dove la maternità è ancora vista talvolta come un problema oggettivo [] e dove una diversa e più flessibile organizzazione del lavoro - che permetta di essere dei bravi genitori e al contempo dei bravi professionisti - è ancora poco diffusa.

In questo senso è davvero interessante l’iniziativa del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che, riunendo il Tavolo sulla conciliazione, punta al rilancio delle politiche di conciliazione famiglia-lavoro anche attraverso un’evoluzione della contrattazione collettiva che deve poter tener conto delle esigenze della famiglia, sperimentando e implementando nuovi modelli organizzativi.

[1] Il tasso di abbandono della vita professionale dopo la nascita di un figlio è, infatti, tra i più alti in Europa (27,1%) e riguarda quasi una donna su tre.