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Lasciamo liberi i nostri imprenditori

Importante il risultato raggiunto dallo Statuto delle Imprese, una legge importante a sostegno degli imprenditori, approvato all’unanimità dalla Camera dei deputati

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Lo dico da sempre: gli imprenditori non vogliono forme di assistenza e non misurano la riuscita di una politica industriale sulla base degli incentivi. Reclamano invece un contesto favorevole per poter, semplicemente, fare il loro mestiere: creare Pil e assicurare occupazione.

In molte delle fabbriche, delle officine, dei negozi e degli studi del Paese, si può leggere una frase di Luigi Einaudi, grande economista e statista, purtroppo troppo spesso dimenticato, che afferma: «Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti [...] costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi».

Questa frase ricorda ogni giorno a tantissimi imprenditori lo scopo vero dell’impresa, ossia la creazione di un valore del fare impresa, che eccede l’impresa stessa; un valore non solo economico, ma anche sociale, culturale e antropologico; un valore che non è solo per gli azionisti, come abbiamo sentito predicare e abbiamo visto applicare in tante prestigiose società di consulenza nel mondo finanziario e anche nelle multinazionali negli anni scorsi e che hanno portato alla crisi. Al contrario, i nostri imprenditori creano un valore per tutti, per loro stessi, certamente, ma anche per i propri collaboratori, i dipendenti, i fornitori, i clienti, il territorio in cui insistono e lo Stato stesso; un valore creato dal desiderio autenticamente umano di costruire, privo di ogni nichilismo; un valore creato dall’impegno libero, responsabile e quotidiano.

Ma chi deve agire perché possano fare questo tipo di intrapresa, che determina anche la creazione di Pil e occupazione? La politica, come è giusto e naturale che sia. E la politica italiana ha dimostrato di saperlo fare il 15 marzo scorso, quando la Camera dei Deputati ha approvato lo Statuto delle Imprese, di cui sono primo firmatario, in prima lettura. E lo ha fatto all’unanimità.