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LAVORO/ Tiraboschi: un nuovo apprendistato per frenare l’abuso di stage e cocopro

A quasi dieci anni dalla riforma Biagi, il Governo è pronto a intervenire, nuovamente, sulla disciplina dell’apprendistato, come ci spiega MICHELE TIRABOSCHI

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A quasi dieci anni dalla riforma Biagi, il Governo è pronto a intervenire, nuovamente, sulla disciplina dell’apprendistato, dando così attuazione alla delega contenuta nel c.d. “Collegato lavoro” e alla volontà manifestata da tutte le parti sociali nell’intesa per il rilancio dell’istituto sottoscritta lo scorso 27 ottobre con le Regioni e il Governo medesimo.

L’intenzione di valorizzare e rendere pienamente operativo l’apprendistato - nelle tre tipologie disciplinate dal d.lgs. n. 276/2003 - poggia innanzitutto sulla diffusa consapevolezza del problema dell’occupazione giovanile. In Italia i giovani iniziano a lavorare con grave ritardo rispetto ai coetanei di altri Paesi: in media, l’età del primo impiego è 22 anni, contro i 16,7 anni dei tedeschi, i 17 degli inglesi e i 17,8 dei danesi. L’ingresso nel mercato del lavoro si realizza spesso con percorsi scarsamente qualificanti e privi di prospettive di inserimento.

Per altro verso, è ancora troppo alto il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, pari al 29%, con punte vicine al 40% nelle regioni meridionali. Dato cui si somma quello relativo ai giovani italiani tra i 14 e i 29 anni che non sono ufficialmente né occupati, né coinvolti in percorsi di istruzione e formazione, il 24% secondo l’Ocse, di cui circa 126.000 sono i giovanissimi tra i 14 e i 17 anni. Senza contare che i percorsi scolastici e universitari si rivelano, in molti casi, incapaci di sviluppare competenze rispondenti alla domanda reale delle imprese, alimentando così il grave fenomeno del disallineamento tra domanda e offerta di professionalità.

L’obiettivo sotteso al rilancio del contratto di apprendistato, condiviso dalle istituzioni e dalle parti sociali, è dunque quello di accompagnare e favorire la positiva transizione dei giovani dal mondo della scuola a quello del lavoro, attraverso il dialogo e la loro integrazione, con percorsi qualificati e qualificanti, in una prospettiva di occupabilità e di crescita, nonché quello di valorizzare l’apprendistato come principale leva di placement nell’incontro dinamico tra la domanda e l’offerta di lavoro.