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Lavoro

INDAGINE/ Come sarà il lavoro nei prossimi cinque anni?

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L’Italia è ancora uno dei Paesi più industrializzati al mondo, ma la crisi ha accentuato le debolezze di carattere competitivo di alcuni settori storicamente importanti, mentre i servizi e il made in Italy crescono grazie al valore aggiunto in grado di generare. Creatività sostenibile, ricerca e innovazione sembrerebbero fattori decisivi: ma il sistema di istruzione e formazione e le politiche per l’occupazione si stanno evolvendo in questa direzione? Quali attori possono supportare questa strategia di crescita? Come coinvolgere di più i lavoratori: bastano i nuovi modelli di contrattazione di secondo livello? Un nuovo protagonismo di imprese e lavoratori, una ripresa della responsabilità personale di ciascuno sembra essere decisiva per la crescita economica, e una certa consapevolezza dell’importanza del tema si sta effettivamente sviluppando: ma le enormi sacche di improduttività presenti nel nostro Paese potranno essere riassorbite? E come?

Gli spunti per una riflessione personale sono davvero innumerevoli e in grado di arricchire il dibattito in corso per una maggiore presa di coscienza della posta in gioco. Da qualche mese, l’osservatorio della fondazione Gi Group Academy denota che non si può certo parlare di uscita definitiva dalla crisi: quello precedente è semplicemente un mondo che non esiste più, con un’economia gonfiata artificiosamente e modelli non più sostenibili.

È possibile piuttosto indicare una nuova fase, in cui siamo già immersi, caratterizzata da un sistema produttivo che dovrà mostrare di saper generare valore aggiunto qualitativo e innovazione competitiva, uscire da una logica di assistenzialismo pubblico e saper sviluppare nuove modalità di rapporto tra impresa e forza lavoro, nuovi modelli di relazioni industriali con un maggior utilizzo della contrattazione di secondo livello, un mercato del lavoro caratterizzato da flessibilità non solo in entrata, ma anche in uscita, nuovi strumenti in grado di garantire un’occupazione non più basata sull’idea di posto fisso, ma di continuità nell’impiegabilità, la cosiddetta “employability”, un sistema di istruzione e formazione capace di formare secondo le reali esigenze del mercato, la maggior diffusione dell’utilizzo di strumenti come l’apprendistato e lo staff leasing.

L’occupazione sarà quindi sempre più caratterizzata da persone in grado di sviluppare un’impiegabilità all’interno di una formazione continua grazie anche alla presenza di intermediari capaci di supportare lavoratori e aziende nel trovare il miglior punto d’incontro possibile. Si tratta di un processo di evoluzione culturale e di sistema che necessiterà di molti anni per affermarsi, ma i cui primi frutti potranno essere probabilmente colti già nel breve-medio termine.