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Lavoro

INDAGINE/ Come sarà il lavoro nei prossimi cinque anni?

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Anche il divario tra Nord e Sud sembra destinato ad aumentare se non si riuscirà a entrare in una logica di capacità produttiva maggiormente autonoma, probabilmente basata anche su una forma di federalismo che conduca ciascuno a essere più responsabile delle proprie spese e dei propri investimenti, in un tentativo di valorizzazione dell’intrapresa locale e di riconoscimento sussidiario di quanto funziona, visto come servizio pubblico perché di pubblica utilità. Andrebbe modificato il “patto non detto” tra Stato e cittadino per il quale a fronte dell’idolo del “posto fisso” trasformato in “posti poco produttivi per molti” si elargiscono, per gestire il consenso, posti di lavoro quasi inutili e mal pagati, non capaci di generare responsabilità e iniziativa nelle persone e perciò sviluppo per tutti.

Su molti di questi temi gli esiti dell’indagine sapranno gettare maggiore luce. Senza anticiparne i risultati è però possibile indicare altri temi salienti dell’attuale dibattito che sono emersi dai partecipanti. Competitività internazionale e gap dimensionale possono essere supportati da reti di imprese e da operatori sussidiari sul territorio? E l’attuale cultura manageriale supporta un simile bisogno di cambiamento o al contrario lo ostacola? È possibile che le imprese imparino a esprimere fino in fondo la propria identità mettendosi in rete con altre? Imprenditori e manager cercano realmente di acquisire maggiori e necessarie competenze per poter competere sui mercati o preferiscono cercare di ritardare il più possibile gli effetti di certi cambiamenti epocali?

Questioni sulle quali sembra davvero necessario condurre la propria attenzione se si vogliono affrontare le sfide che attendono il futuro del lavoro in Italia nei prossimi anni.

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