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LAVORO/ Ecco gli stipendi che trasformano i laureati in "precari"

Il mercato del lavoro italiano, spiega EMILIO COLOMBO, offre retribuzioni davvero poco remunerative per i giovani laureati, causando anche la loro “fuga” all’estero

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Una recente ricerca del Cedefop (Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale) mostra che in Europa si sta sempre più consolidando un processo di polarizzazione nel mercato del lavoro, che vede una crescente domanda relativa di professioni sia di elevata qualifica che di bassa qualifica, con conseguente riduzione delle categorie intermedie.

Questo fenomeno non è nuovo, è all’opera da diversi anni negli Usa e ha una spiegazione condivisa nella letteratura: il progresso tecnologico è skill biased, ovvero tende a premiare sempre di più certe skills e a penalizzarne altre. Tuttavia le skills premiate dal progresso tecnico non sono solo quelle elevate, ma risultano anche quelle che corrispondono a basse qualifiche. Infatti, l’effetto primario del progresso tecnico è quello di ridurre la domanda relativa di lavori di carattere routinario che risultano essere quelli intermedi in termini di qualifiche e remunerazione.

Al contrario, le professioni che richiedono competenze non routinarie e ad alto contenuto di capitale umano conoscono un aumento della domanda relativa. Tali professioni non definiscono solo i lavori “astratti” o “di concetto” che richiedono le competenze o specializzazioni più elevate, ma anche quelle elementari nelle quali il capitale umano risulta decisivo (si pensi alle professioni elementari nell’ambito assistenziale in crescita esponenziale).

Anche in Italia la polarizzazione nel mercato del lavoro è un fenomeno documentato (si vedano i risultati delle indagini Excelsior degli ultimi anni), ma esso presenta anche peculiarità uniche nel panorama europeo. Generalmente, infatti, la polarizzazione nel mercato del lavoro è associata a una polarizzazione nelle retribuzioni che tuttavia in Italia risulta meno accentuata che negli altri paesi.

Molti pensano che questo sia un aspetto positivo del sistema italiano e per certi versi lo è, soprattutto perché implica una minore diseguaglianza dei redditi. Tuttavia vi sono anche lati negativi nella scarsa polarizzazione salariale nel mercato del lavoro italiano. In particolare, ciò che risulta particolarmente basso in Italia è lo skill premium associato all’educazione, soprattutto quella terziaria.

Le statistiche Ocse mostrano che la quota della popolazione tra i 25 e i 64 anni che ha raggiunto la laurea è attorno al 13% in Italia, contro il 26% della Francia e il 24% della Germania. A fronte di ciò, il premio salariale che in media si ottiene passando da una educazione secondaria a una terziaria è del 15% più basso che in Francia e del 25% più basso che nel Regno Unito (addirittura del 50% se il confronto è effettuato con gli Usa ove peraltro la quota della popolazione 25-64 con la laurea è al 40%).


COMMENTI
13/05/2011 - Pagare il merito? (celestino ferraro)

Eppure la Russia sovietica raggiunse per prima gli spazi siderali senza che i suoi scienziati fossero retribuiti profumatamente. Devo credere che l'ideale retribuisca molto più di qualsiasi doblone d'oro?