BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ C'è una riforma a costo zero che aiuta chi perde il lavoro

Un operaio Indesit al lavoro (Foto Imagoeconomica) Un operaio Indesit al lavoro (Foto Imagoeconomica)

In buona sostanza, l’accordo, firmato a metà del dicembre scorso da tutte le sigle sindacali, compresa la Fiom, e approvato con referendum dagli oltre 500 lavoratori degli stabilimenti interessati con percentuali di favorevoli che hanno sfiorato il 90% (a fronte della chiusura delle fabbriche!), mette al centro la continuità occupazionale dei lavoratori e non più soltanto gli ammortizzatori sociali e gli incentivi economici all’esodo volontario del lavoratore. L’azienda, per la prima volta in vertenze di queste dimensioni, oltre che mettere sul piatto investimenti per accorpare la produzione in Italia senza delocalizzare, ha destinato importanti risorse per favorire il ricollocamento del personale e la reindustrializzazione dei due siti produttivi.

Dopo le iniziali incertezze e gli immancabili scetticismi, l’approccio ha gradualmente convinto tutti e, sia l’accordo stesso che i primi confortanti risultati della sua implementazione, sono frutto di una co-responsabilizzazione e di una unità di obiettivi tra tutte le parti coinvolte: azienda e advisor, organizzazioni sindacali, istituzioni nazionali (ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro), enti locali (Regioni, Province e Comuni), associazioni d’impresa territoriali.

Si è svolto un lavoro di ricerca sul territorio di aziende interessate ad assumere a tempo indeterminato a condizioni incentivate ovvero a subentrare nei siti produttivi, che ha portato, in soli due mesi prima della stipula dell’accordo e ancora in piena crisi occupazionale generale, a manifestazioni di interesse per oltre 300 dei 510 lavoratori in uscita. Oggi, a meno di un mese dalla chiusura degli stabilimenti e dall’inizio della cassa integrazione straordinaria per chiusura, già oltre un terzo dei lavoratori ha già definito la propria posizione dimettendosi o essendo ricollocato direttamente attraverso il processo gestito dall’azienda stessa che lo sta licenziando.

Ciò che colpisce di più nella vicenda è come, di fronte a un approccio tutto focalizzato sulla responsabilità della persona e su una concezione positiva del lavoro scevra da ogni contrapposizione ideologica, si sia destata una collaborazione attiva da parte di tutti gli attori coinvolti: in primis i lavoratori che, pur nella difficoltà ad accettare la chiusura di una fabbrica dove la maggior parte di loro lavorava da più di dieci anni, hanno aderito alle offerte di lavoro proposte in modo superiore alle aspettative senza conformarsi a una logica attendistica “coperta” dalla cassa integrazione.

Molto lavoro rimane ancora da fare per l’implementazione dell’accordo sia sul fronte della reindustrializzazione, sia con l’affiancamento di ulteriori strumenti al ricollocamento come l’outplacement e la riqualificazione professionale, ma credo che nessuno si aspettasse già a oggi dei risultati misurabili così confortanti.


COMMENTI
03/05/2011 - subito! (francesco taddei)

visto che i sindacati hanno un atteggiamento favorevole perchè non cominciare subito? quali impedimenti ci sono?