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Lavoro

LAVORO/ Le "regole d’oro" per riempire la busta paga

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Tutto questo, se da un lato è un’esigenza di giustizia e di equità distributiva, dall’altro è la modalità solidale che indirizza il capitale e il lavoro (gli unici veri “abitanti” dell’impresa) verso la desiderata “comunità di interessi” e questo può avvenire solo se (e ancora vengono riprese le stesse parole di Pio XI): “I lavoratori nelle forme e nei gradi più convenienti, possano giungere a partecipare alla proprietà delle stesse imprese giacché oggi come più che ai tempi del nostro predecessore, ‘è necessario con tutte le forze procurare che in avvenire i capitali guadagnati non si accumulino se non con eque proporzioni presso i ricchi, e si distribuiscano con una certa ampiezza fra i prestatori d’opera’” (64).

Personalmente, come studioso di economia aziendale, debbo molto a queste ultime considerazioni dei due papi, giacché gran parte del mio tentativo di revisione dei modelli aziendali trova proprio in esse origine e conforto.

 

(2 - fine)

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COMMENTI
20/05/2011 - Belle parole ma non bastano (Vittorio Cionini)

L'articolo è molto bello, così come le soluzioni proposte. Ma sono un piccolo imprenditore pienamente a conoscenza delle normative e degli aspetti economici connessi con il lavoro dipendente. Mi sono ormai convinto da tempo che in Europa e in particolare in Italia si siano create le condizioni per cui non è possibile creare un qualsiasi posto di lavoro (dall'operaio al dirigente) che possa produrre un profitto anche minimo, nel rispetto di tutte le normative vigenti. Le eccezioni, se esistono, sono marginali e di breve durata e andrebbero sempre depurate dalle alchimie finanziarie. Se non si esce da quasta situazione non ci sono speranze, si allunga solo l'agonia. Vittorio Cionini

 
20/05/2011 - I nostri giovani hanno perso già troppo tempo! (Silvano Rucci)

Evidentemente non ci vuole molto per capire che, così come si può dividere il pane quotidiano allo stesso modo si può dividere ogni giorno anche il lavoro esistente! La mia proposta è quella di far partecipare tutti al poco lavoro oggi esistente, per poi poter dividere la torta fra tutti gli aventi diritto, così come ogni giorno respiriamo tutti l’aria che Dio Padre ci dona per vivere in “PACE”, su questa terra che ci appartiene! Con le attuali regole sul lavoro ed il relativo pensionamento come faranno le future famiglie di questi giovani a dimostrare che alla fine avranno diritto a percepire una pensione, pur non avendo versato alcun contributo? “Questi nostri giovani, finendo col vivere divisi rispetto al frutto del proprio lavoro ed al proprio progetto di vita diventano una generazione a cui è preclusa ogni speranza”! Per i giovani di questi ultimi venti anni, si è già perso troppo tempo!

 
20/05/2011 - la forza del giusto (francesco scifo)

Questo articolo è veramente impregnato di soluzioni valide per il mondo del lavoro ed, in ultimo, per la società. Vorrei ricordare, in merito alla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende e alla partecipazione agli utili dell'impresa,l'art. 46 della Costituzione Italiana. La nostra Carta è certo laica, ma è il prodotto della nostra cultura cattolica ed è bello vedere in parallelo che essa sui temi trattati in questo articolo dice:"la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalla leggi, alla gestione delle aziende. Prendiamo spunto da questo anniversario commentato nell'articolo per chiedere tutti l'attuazione di questa norma costituzionale mai applicata.