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Lavoro

IL CASO/ 2. C’è una "formula" che fa crescere imprese e lavoro

Quali sono gli elementi per fare un buon lavoro? Anzitutto, spiega FRANCESCO SANSONE, una tensione etica, che significa farsi carico del bene dell'azienda secondo le proprie capacità

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“Buon lavoro” è l’augurio che spesso ci si scambia all’inizio di una giornata lavorativa o che si rivolge a chi intraprende un nuovo impiego o un nuovo incarico. Ma quello di fare un buon lavoro è altresì un precetto, anzi il precetto in cui si riassume tutta la responsabilità della persona verso il lavoro.

Infatti, la prima e fondamentale manifestazione di tensione etica nella vita professionale è l’impegno assiduo di ciascuno a svolgere sempre meglio il proprio lavoro e ciò richiede essenzialmente professionalità e passione. Il problema è identificare i criteri per definire un “buon lavoro”.

Per fare un “buon lavoro” bisogna anzitutto applicarsi con impegno e professionalità nello svolgimento dei propri compiti tendendo all’eccellenza, cercando continuamente di migliorare la qualità della prestazione. Possiamo essere animati dalle migliori intenzioni, ma se non abbiamo e non coltiviamo le necessarie competenze professionali, i risultati non possono che essere deludenti, per noi e per il destinatario della nostra prestazione, sia esso un cliente interno o il cliente finale.

Ma per coltivare le competenze professionali occorrenti e per tendere all’eccellenza nello svolgimento del lavoro, occorre una forte motivazione che nasce da passione per il proprio lavoro, che si manifesta nella carica di energia positiva, di slancio e di entusiasmo contagioso che ciascuno porta nel lavoro. La passione per il lavoro alimenta con continuità la tensione alla ricerca dell’eccellenza della prestazione, motiva a un continuo apprendimento dall’esperienza e all’aggiornamento professionale e, a sua volta, si nutre della soddisfazione che dà il lavoro fatto bene, disegnando così un circuito virtuoso.

La responsabilità verso il lavoro è però anche contribuire al “bene comune”, ovvero migliorare la qualità del contesto umano e organizzativo in cui si lavora, nonché la qualità dei rapporti con gli interlocutori esterni all’ambiente di lavoro, contribuendo a produrre, insieme alle prestazioni contrattualmente stabilite, un “bene” di inestimabile valore, rappresentato dalla qualità delle relazioni che si stabiliscono con le persone con cui si interagisce nella vita di lavoro.

Questo bene, che, proprio in quanto bene relazionale, può essere prodotto e goduto solo dalle persone che si incontrano a motivo del loro lavoro, contribuisce all’interno dell’azienda a “fare comunità di lavoro” e all’esterno alimenta i valori della fiducia, lealtà, trasparenza, rispetto e stima vicendevole nei rapporti di collaborazione con fornitori, distributori, concorrenti.

Naturalmente, l’impegno a produrre questo bene richiede di accostarsi al lavoro con un atteggiamento fatto di grande attenzione non solo al compito da svolgere, ma anche alle persone con cui si interagisce, ossia alle loro esigenze e aspirazioni. Queste, nel caso dei rapporti con i collaboratori, possono essere esigenze di ascolto, coinvolgimento, valorizzazione, supporto tecnico e sostegno emotivo.