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IL CASO/ 2. C’è una "formula" che fa crescere imprese e lavoro

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Fare un “buon lavoro” deve inoltre esplicarsi in una continua e lungimirante ricerca di ciò che contribuisce al “bene dell’azienda”, ossia a fare dell’azienda in cui si opera un’organizzazione efficiente, competitiva, disciplinata e innovativa allo stesso tempo, capace di mantenersi vitale e di rispondere nel migliore dei modi alle attese dei suoi molteplici interlocutori.

Ciò significa, in generale, darsi carico del bene dell’azienda, cioè prendere l’iniziativa, nei limiti delle proprie possibilità e opportunità di interazione, nei gruppi di lavoro di cui si fa parte, nelle riunioni sindacali, nei contatti con il management, negli incontri informali, per promuovere responsabilmente il bene dell’azienda, come bene sovraordinato rispetto ai diversi interessi particolari e che tutti comprende e armonizza facendo dell’azienda e del suo successo duraturo un bene pubblico.

Si tratta di elementi strettamente tra di loro collegati: nella misura in cui la prestazione individuale si svolge con altre persone e/o per altre persone, è evidente che qualità della prestazione e qualità delle relazioni interpersonali nella vita di lavoro sono variabili interagenti. Tali variabili poi non sono indipendenti dalla tensione o meno a cercare il bene dell’azienda sia perché è chiaramente nell’interesse aziendale che ciascuno cerchi di svolgere al meglio il proprio lavoro in un clima di buone relazioni, sia perché è plausibile che il bene dell’azienda stia a cuore a chi, con passione e professionalità, si impegna nel suo lavoro, sia, infine perché il bene dell’azienda, la realizzazione piena della sua missione produttiva, la funzionalità e lo sviluppo della stessa costituiscono lo scopo che deve, o meglio dovrebbe, indirizzare tutte le attività lavorative.

Il collegamento poi diventa tanto più stretto quanto più si sale nella strada delle responsabilità, sino a formare dei tre elementi un tutt’uno inscindibile per chi sta al vertice della piramide organizzativa. Come sarebbe possibile, infatti, per un amministratore delegato tendere all’eccellenza nello svolgimento del suo compito di capo azienda senza darsi cura di creare un ambiente di lavoro sereno, in cui ognuno possa dare il meglio di sé; senza adoperarsi per costruire solide relazioni di fiducia con gli interlocutori chiave all’esterno dell’impresa e senza cercare incessantemente e al di sopra di tutto il bene dell’azienda di cui è responsabile, chiamando tutti a cooperare in tal senso e dando lui stesso per primo il buon esempio?