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Lavoro

LAVORO/ Santini (Cisl): ecco la riforma che aiuta i giovani già a 15 anni

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Abbiamo cercato di dare il nostro contributo attraverso la riforma della contrattazione, legandola esplicitamente, attraverso il livello aziendale e territoriale, alla crescita della produttività complessiva, della qualità e dell’innovazione. Evidentemente ciò non basta se non vengono risolti anche gli altri problemi di cui sopra.

 

A proposito di contrattazione, venerdì scorso c’è stato un incontro sul tema tra le tre confederazioni sindacali e la Confindustria: si potrà arrivare a un punto di accordo?

 

Il punto di partenza è l’intesa del 2009, che non è stata firmata dalla Cgil, anche se il sindacato di Corso d’Italia ha poi negli anni siglato la stragrande maggioranza dei contratti costruiti con questo sistema. Dato che il ciclo triennale dell’accordo sta giungendo a scadenza, la ragione dell’incontro è stata capire se può esistere un minimo di orientamento comune per quel che riguarda la nuova stagione contrattuale che comincerà a fine anno. Per quel che ci riguarda, come abbiamo sempre detto, le porte sono sempre aperte se si vuol discutere per “fare” qualcosa, ma non se si vuol “non fare”.

 

Un altro punto su cui state discutendo riguarda la rappresentanza. Com’è la situazione su questo fronte?

 

Sarebbe davvero urgente arrivare a definire nuove regole, perché negli ultimi anni sono successe molte cose e l’accordo del 1993 non è sicuramente più in grado di affrontare una realtà divenuta più complessa. Noi abbiamo proposto, e mi pare che su questo si possa arrivare a una convergenza, il tema della certificazione degli iscritti, anche se da solo non è certamente esaustivo. È scritto nell’accordo del 2009, che però la Cgil non ha firmato. Se, come sembra dopo l’incontro di venerdì, su questo punto si potrà andare avanti si otterrebbe un risultato molto importante perché avremmo finalmente una misurazione effettiva del grado di rappresentatività delle organizzazioni.

 

Come funzionerebbe questo sistema?

 

I datori di lavoro dovrebbero trasmettere i dati sulle trattenute agli iscritti al sindacato all’Inps, che a sua volta dovrebbe trasferirli a qualche istituzione di tipo tecnico, come il Cnel, dove le parti potranno disporre settore per settore, area per area, dei dati effettivi sulla rappresentatività di ciascuna organizzazione. In questo modo, ci sarebbe un misuratore condiviso, oggettivo e ufficiale che eviterebbe il sorgere di situazioni, come quelle viste negli ultimi anni, in cui gli accordi vengono sottoscritti dalla maggioranza delle organizzazioni, magari anche dopo un referendum tra i lavoratori, ma dove poi i contratti non vengono firmati da tutti. Questo è un elemento che alla lunga può far saltare le relazioni sindacali. Uno strumento come quello descritto permette, invece, a tutti di attenersi alla principale ed elementare regola della democrazia: quando c’è una maggioranza l’accordo è valido per tutti.

 

Tornando al Rapporto Istat, esso evidenzia ancora una volta la crisi occupazionale dei giovani. Un aiuto per risolverla potrà arrivare anche con la riforma dell’apprendistato. Quanto ci vorrà per portarla in porto?