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Lavoro

LAVORO/ Santini (Cisl): ecco la riforma che aiuta i giovani già a 15 anni

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La legge delega prevede che vi sia un’intesa tra le parti sociali, le Regioni e il Governo entro 60 giorni. Perciò è importante che l’esecutivo attivi al più presto un tavolo per fare quest’accordo, visti anche i tempi stretti. Spero si faccia ogni sforzo per far sì che si possa mettere in campo il più presto possibile uno strumento riformato, semplificato, gestibile e fruibile che, visti propri i dati dell’Istat, permetta che le assunzioni dei giovani si possano fare con un contratto tendenzialmente qualitativo e stabilizzante come l’apprendistato.

 

La Cgil ha però mosso ben undici obiezioni al provvedimento. Cosa ne pensa?

 

La Cgil ha presentato una serie di obiezioni che vengono esposte in maniera eccessivamente pregiudiziale. Non credo che si debbano trovare argomenti per non fare un accordo. Credo che si debbano invece porre problemi veri e cercare di arrivare a un’intesa. Non vedo, però, finora nel testo presentato dal Governo delle difficoltà insormontabili. Vedo semmai la necessità di chiarire bene alcuni punti: noi ne abbiamo individuati quattro.

 

Quali sono?

 

Il primo è la questione della quantità e della qualità della formazione trasversale, che è troppo sottostimata nel progetto del Governo. Crediamo poi anche noi che la durata dell’apprendistato si possa ridurre, cercando eventualmente di incoraggiare la stabilizzazione, magari dando incentivi a chi poi assume definitivamente la persona una volta finito l’apprendistato. Il terzo punto riguarda il rapporto tra Stato e Regioni, dove c’è un problema di tecnica giuridica, dato che alcune regioni hanno già leggi in essere che regolano materie delicate come i profili professionali: va quindi trovato un equilibrio, perché non si può cancellare tutto quello che c’era prima. Infine, occorre scoraggiare l’uso di una serie di contratti molto più “precari” dell’apprendistato che gli impediscono quell’espansione che dovrebbe avere, ma che sono molto più convenienti per le aziende.

 

In che modo si può raggiungere questo obiettivo?

 

Regolando diversamente i tirocini, riportandoli all’interno dei percorsi di alternanza scuola-lavoro e degli ordinamenti scolastici universitari, perché quella era la loro funzione originaria, mentre adesso sono diventati dei modi per assumere una persona solo per qualche mese. Inoltre, regolando meglio il lavoro a progetto, perché ancora oggi, grazie al fatto che si pagano meno contributi, diventa spesso un modo per non utilizzare contratti più onerosi dal punto di vista normativo ed economico. In ogni caso, su queste quattro aree che ho indicato si può lavorare: lo stesso Governo ha manifestato l’intenzione di volerlo fare.

 

La Cgil segnala, però, che, nonostante l’enfasi posta sul carattere a tempo indeterminato dell’apprendistato, si sia rimasti nella condizione di licenziabilità al termine del rapporto.

 

Dal punto di vista giuridico, già oggi il contratto di apprendistato è a tempo indeterminato. Tuttavia, essendo un contratto a causa mista che prevede un periodo di formazione, si è stabilito che alla fine di questo periodo le due parti (lavoratore e datore di lavoro) siano libere di non continuare il rapporto il lavoro. Il governo probabilmente ha messo troppa enfasi, ma l’idea che il contratto di apprendistato possa essere a tempo indeterminato tout court è irrealizzabile. La Cgil, del resto, chiede di lavorare maggiormente sulla stabilizzazione. Su questo siamo d’accordo e abbiamo una proposta.

 

Quale?