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LAVORO/ Santini (Cisl): ecco la riforma che aiuta i giovani già a 15 anni

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Chiediamo che siano dati incentivi ai datori di lavoro per proseguire il rapporto di lavoro. Per esempio, una proroga per un certo periodo della decontribuzione, dato che nel periodo di formazione dell’apprendistato la contribuzione è molto bassa, pari al 10%. In ogni caso, va sottolineato che già ora, nella maggioranza dei casi, chi arriva alla fine della formazione prosegue nel rapporto di lavoro. È molto più facile che il rapporto finisca durante il periodo di formazione.

 

La Cgil è contraria anche al fatto che l’apprendistato di primo livello parta dai 15 anni. Cosa ne pensa?

 

Questa età è stata stabilita dal cosiddetto “collegato lavoro” approvato a novembre e non dipende quindi dalla riforma dell’apprendistato. Non credo che il Parlamento voglia cambiare idea così in fretta sul tema. Penso che la scelta allora sia stata giustamente dettata dall’intento di cercare di recuperare un’area vasta di dispersione scolastica, di circa 100mila persone: una piccola parte di quei famosi giovani “né né” (cioè che non studiano e non lavorano). In questo senso l’apprendistato di primo livello rappresenta un’opportunità.

 

In che modo?

 

Nel testo della legge è previsto che per questo tipo di apprendistato venga effettivamente realizzata una formazione in quantità congrua, definita da una legge dello Stato, intorno alle 450 ore l’anno. Se si concentra l’uso di questo strumento per i 15enni che sono già fuori dai circuiti scolastici, collegandolo magari ai percorsi di formazione professionali triennali che si stanno svolgendo con molto successo in alcune regioni come la Lombardia, il Piemonte e il Veneto, dato l’altissimo grado di occupabilità delle persone formate, si potranno aprire nuove opportunità per molti ragazzi.

 

(Lorenzo Torrisi)

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