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LAVORO/ Quel contratto che fa felici tre persone

Per favorire il lavoro femminile, scrive GIANFRANCO VANZINI, bisognerebbe cercare di dare più spazio alla flessibilità del contratto part-time, come in altri paesi europei

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Caro direttore,

recentemente si sta tornando a parlare di quote rosa per legge e di strumenti per favorire il lavoro femminile. Sarebbe utile chiarire fin da subito che lavoro femminile può voler dire: lavoro domestico, cioè svolto in casa propria, dedicato alla gestione della famiglia (marito, figli, eventuali genitori anziani, ecc.) senza corresponsione di alcuno stipendio o salario; lavoro professionale, cioè svolto normalmente fuori casa, in maniera autonoma o dipendente, dal quale si percepisce uno stipendio o salario. Oggi il primo è molto sottovalutato, spesso svilito e poco considerato.

Leggiamo allora due brevi citazioni. La prima è dalla Laborem exercens, l’enciclica sul lavoro del Beato Giovanni Paolo II: «La vera promozione della donna esige che il lavoro sia strutturato in tal modo che essa non debba pagare la sua promozione con l’abbandono della propria specificità e a danno della famiglia, nella quale ha come madre un ruolo insostituibile». La seconda è dalla Costituzione della Repubblica Italiana, che all’articolo 37 recita: «La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione».

In entrambi i documenti, la funzione materna viene adeguatamente specificata e valorizzata. Come è giusto che sia, in quanto i figli nascono sempre piccoli e hanno sempre bisogno delle madri, la cui presenza è fondamentale, almeno nei loro primi anni di vita. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare, però, che ragioni di realizzazione personale, desiderio di svolgere una professione extracasalinga, condizioni economiche, ecc., possono portare la donna ad avere anche una sua attività lavorativa esterna alla casa. Desiderio assolutamente legittimo e degno di essere tutelato, ma come?

A mio avviso, il lavoro part-time rappresenta la soluzione - se non proprio ideale, comunque molto vicina all’ideale. Un orario di lavoro modulato sulle esigenze e sugli orari della famiglia (flessibile o ridotto) può consentire alle lavoratrici madri un adeguato e gratificante svolgimento delle due mansioni. Per alcuni anni ho tenuto, infatti, un corso di Marketing internazionale e alle alunne ho sottoposto un questionario in cui alla domanda “Se le condizioni economiche della tua famiglia lo consentissero, tu cosa faresti? Lavoreresti comunque, lavoreresti part-time o staresti a casa?”, la stragrande maggioranza delle giovani madri (intorno all’80%), ha risposto che lavorerebbe part-time.