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Lavoro

IL CASO/ 2. Quel vento dell’Asia che porta crescita e lavoro

I paesi asiatici hanno sperimentato una crescita che gli ha permesso di contrastare la povertà. Questo, spiegano GIUSEPPE SABELLA e LUIGI DEGAN, grazie anche alla giusta concezione di lavoro

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Il rapporto Istat presentato il 23 maggio scorso rivela che circa un quarto degli italiani vive a rischio di povertà o di esclusione sociale. Stiamo parlando di 15 milioni di persone, il 24,7% della popolazione, a fronte del 23,1% della media Ue. E nel Sud Italia l’area dell’indigenza supera il 30%. Le difficoltà dell’Italia sono strutturali e di lungo periodo, solo lo stock di ricchezza accumulato nei decenni precedenti ci ha evitato guai peggiori. Tra il 2001 e il 2010 l’Italia ha realizzato infatti “la performance di crescita peggiore d’Europa”, con un tasso di aumento annuo del Pil dello 0,2% a fronte dell’1,3% dell’Ue.

Sono sufficienti questi dati per capire come l’Italia non brilli per sviluppo economico, ma del resto nemmeno il Vecchio Continente. È ormai chiaro agli stessi esperti che le cause della crisi vanno ricercate in un’economia che ha perso i suoi veri valori, che è arrivata a concepire se stessa come mero business, finendo con lo svuotare di anima e progettualità ciò che si chiama “impresa” e rivoltandosi contro se stessa.

La povertà non è una condizione naturale insuperabile, ma una situazione transitoria, che si può sconfiggere. A dimostrarlo sono i successi registrati nelle ultime due decadi dall’Asia, il continente dove si è assistito alla più significativa riduzione di questa grave piaga planetaria. Secondo i dati della Banca Mondiale, nel mondo la percentuale di persone che vive al di sotto della soglia di povertà di 1,52 dollari al giorno è passata dal 52% del 1981 al 25% del 2005, con una diminuzione consistente in Cina, in India e nel Sud Est Asiatico. Numeri che da soli rendono evidenti le buone possibilità di riuscita degli sforzi intrapresi nella lotta contro l’indigenza cronica.

Il convegno “Impresa familiare, economie di mercato e povertà: la trasformazione dell’Asia”, tenutosi a Roma a metà maggio e organizzato dalla sede romana dell’Acton Institute, think tank statunitense fondato nel 1990 da Padre Robert Sirico, ha fornito l’occasione per esaminare le condizioni della crescita economica delle nazioni del continente asiatico e i suoi legami con la liberalizzazione, lo stato di diritto, la famiglia e le tradizioni culturali.


COMMENTI
01/06/2011 - Povertà in Asia (Lorenz Lopez)

Interessante come gli autori dell'articolo propagandino un modello economico dove al primo posto nella scala dei valori c'è il PIL e il Reddito. Ma si rendono conto che il futuro non è qui ? Certo, probabilmente in Cina, ad esempio, la povertà (intesa come reddito basso) è diminuita ma possiamo con questo affermare che la qualità di vita è aumentata ? Si, per qualche nuovo milionario cinese è senz'altro aumentata ma chiedetelo a chi lavora con turni masacranti nelle fabbriche e nei laboratori ! Sul discorso del welfare poi non ho dati per esprimere giudizi definitivi ma prima di buttare il nostro sistema di protezione sociale mi chiederei perchè negli USA si sta facendo marcia indietro rispetto ad un modello troppo liberistico. Certo promuovere la famiglia come centrale in un sistema socioculturale è lodevole ma non significa essere classisti se si afferma che lasciando tutto alla società civile spesso se ne avvantaggiano quelli che hanno già mezzi adeguati per sopravvivere, e i poveri rimangono sempre più poveri e meno protetti. Questo è il grande rischio della sussidiarietà malamente intesa.