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IL CASO/ 2. L’alleanza tra Fiom e Santoro che “fa fuori” il lavoro

Michele Santoro (Foto Ansa) Michele Santoro (Foto Ansa)

In realtà, sarebbe opportuno ammetterlo per onestà intellettuale, con accordi come quelli di Mirafiori e Pomigliano si sono salvati molti posti di lavoro e importanti investimenti, poste le basi per la creazione di nuove opportunità di occupazione e si è iniziato a costruire un nuovo e più moderno modello di relazioni industriali maggiormente partecipative che si propongono di tenere insieme i diritti dei lavoratori e una maggiore produttività delle imprese. Questo ci chiede, infatti, il mercato globale del XXI secolo con il quale anche i lavoratori e gli imprenditori del nostro Paese sono chiamati necessariamente a confrontarsi.

In questo quadro, spostare la lotta sindacale nei tribunali, mettendo a rischio posti di lavoro e importanti investimenti, come fa la Fiom (domani si terrà la prima udienza della causa contro la newco “Fabbrica Italia Pomigliano”) non sembra essere infatti la strada giusta da intraprendere, né una dimostrazione di particolare forza e vitalità della propria azione sindacale, semmai la sua negazione.

Si ha l’impressione che l’attuale gruppo dirigente di quella che Giuliano Cazzola, attuale vice presidente Pdl della Commissione Lavoro della Camera (ma in passato importante dirigente Cgil), descrive come una gloriosa federazione sindacale, sia stato colpita dal pericolo virus del settarismo e dell’irresponsabilità. Probabilmente la Fiom avrebbe oggi molte più difficoltà ad affermare, come fatto 110 anni fa, “Signori, entra il lavoro”.

Iniziative come quella di oggi segnano, ulteriormente, la politicizzazione della confederazione, sintomo di una manifesta incapacità di rappresentare, senza ricorrere a vecchi schemi ideologici, il mondo del lavoro del terzo millennio. Un pericoloso slittamento che certamente non fa bene alla politica ma nemmeno a quei lavoratori che hanno deciso di aderire a questo sindacato e a cui viene così negato il diritto a una seria ed efficace azione sindacale a tutela dei propri diritti e del proprio lavoro.

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COMMENTI
24/06/2011 - CON SANTORO & CO. DI QUALE LAVORO SI PARLA? (Stefano Giuliani)

Con Santoro, Benigni, Celentano & Co. il LAVORO è fatto a pezzi, pagliacciata e speteguless. Loro comunque hanno la pancia piena, in barba ai bisogni di chi il lavoro non ce l'ha. Sono politically correct perchè ne PARLANO, appunto ne parlano, sic. Il lavoro non è un esercizio retorico o parolaio, ma una possibilità data all'uomo di vivere e realizzarsi, facendo un'onesta fatica. Meglio sarebbe se tacessero, di fronte alla sfida contemporanea, se non hanno proposte concrete in merito. Aiuta di più leggere la LABOREM EXERCENS del B. Giovanni Paolo II, che apre la ragione nello sguardo alla realtà complessa e difficile di oggi. Il "sciur" Celentano cantava "Chi non lavora..." Quella combriccola, e non solo loro, se lo sono dimenticati?