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Lavoro

IL CASO/ Le scuole "buone" che aiutano a trovare un lavoro

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Le scuole medie, cioè le scuole della “età negata” pre-adolescenziale [], sono essenziali ai fini della scoperta dei propri talenti, dei primi barlumi di passioni e domande “vocazionali” su saperi, stili di vita, ambiti di futuro possibile.

Dobbiamo quindi chiederci: le scuole medie inferiori sono attive sul campo della didattica laboratoriale, delle esperienze sul campo, o si limitano, come nel passato, a trasmettere vecchi standard conoscitivi, per lo più teorico-astratti, per lo più virtuali, sulla vita reale? Quali idee richiamano a proposito delle effettive condizioni della nostra “economia della conoscenza”? Perché non prevedono, sistematicamente, esperienze di laboratorio presso, ad esempio, gli Istituti tecnici e i Licei scientifici? Quanta percezione hanno delle stime di “occupabilità” dei diversi indirizzi di studio? Sono chiare le distinzioni tra “umanesimo letterario”, “umanesimo scientifico” e “umanesimo tecnologico”? []

Queste domande aperte sono più che più importanti. Ma occorre non dimenticare il rischio “funzionalistico”, cioè la pretesa che lo studio individuale e la formazione di ogni studente siano considerali solo in quanto “funzionali” a un posto di lavoro. Perché ogni studente che si inserisce, dopo il diploma o dopo la laurea, nel mondo del lavoro, sa che verrà ogni giorno sollecitato: in quanto operatore in un preciso contesto, ma prima ancora in quanto persona chiamata a investire la propria persona anche (non solo) attraverso il lavoro.

Accanto quindi alle conoscenze e competenze chiamate al continuo approfondimento, verranno in evidenza quelle che sono chiamate le meta-competenze, le quali consentono a ogni persona di disegnare e spendere la propria umanità attraverso (non solo) una particolare professionalità.

Ecco cosa significa la persona come risorsa, con una sua dignità (come fine, e non come mezzo, direbbe il vecchio Kant) che non andrà mai confusa e sovrapposta ai lavori di volta in volta scelti o praticati. Il gusto del vivere incontrerà quindi il lavoro, ma avrà la necessità di non identificarvisi, pena il rischio dell’impoverimento tutto umano-relazionale, che, prima o poi, avrà ricadute anche nello stesso lavoro a suo tempo scelto.

 

[3] Sempre utile un saggio che ha aperto inedite frontiere di ricerca: S.De Pieri (a cura di), L’età negata, Torino 1986.

[4] Importante, per comprendere al meglio le diverse facce della nostra storia umanistica, ben rappresentata dalle figure di Dante (umanesimo letterario), Galileo (umanesimo scientifico) e Leonardo (umanesimo tecnologico), il bel volume di C. Gentili, Umanesimo tecnologico ed istruzione tecnica. Scuola, impresa, professionalità, Roma 2007.

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