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Lavoro

VISION/ Gli “occhiali” che fanno lavorare meglio

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Per l’efficace sviluppo della lungimiranza, secondo Aristotele, oltre a uno sguardo attento della realtà, è importante fare un corretto uso della “memoria” e del “consiglio”. La memoria è innanzitutto fedeltà; significa custodire la vita e ogni suo dettaglio, cose reali e il ricorso degli avvenimenti così come effettivamente si sono svolti. Molte sono le tecniche per lo sviluppo della propria capacità mnemonica in vista di una decisione da prendere. Quelli più utilizzati sono, ad esempio, ricordare gli eventi cominciando dal principio del loro svolgimento; associare il ricordo a immagini che destino stupore in modo che la mente si applichi con maggiore intensità; il disporre ordinatamente l’insieme dei ricorsi e ripensarli. Come dice Aristotele: «I pensieri assidui salvano la memoria». In questo senso, l’esercizio della memoria più che una tecnica è una disposizione abituale.

La vita professionale offre un numero indeterminato di fini immediati da perseguire: per la loro conoscenza non basta nemmeno una lunga esperienza personale, ed è per questo che l’uomo con capacità di visione sa di dover spesso ricorrere con umiltà al “consiglio”. D’altra parte, nessuno che voglia esercitare la lungimiranza nella sua attività professionale può farsi sostituire o esonerare al momento di decidere, quanto appartiene alle nostre disposizioni personali dipende naturalmente da noi. È proprio della decisione lungimirante che essa debba essere presa solo da colui il quale sia posto in concreto nella situazione di decidere.

La lungimiranza esige pertanto una decisione fondata sui fatti, che comprenda sia il valore dell’azione da compiere che i mezzi adeguati per raggiungere gli obiettivi desiderati. Anche per fini giusti sono da evitare vie e mezzi falsi. Il giudizio lungimirante richiede non solo di considerare il significato delle proprie azioni nell’ambito del proprio contesto valoriale di riferimento, ma anche che le modalità dell’attuazione siano conformi al rispetto del bene comune.

Nell’etica Nicomachea Aristotele afferma che «compito della persona lungimirante è soprattutto saper bene deliberare». La concretezza e la praticità dell’atto lungimirante escludono innanzitutto le dichiarazioni astratte e la faciloneria dell’adattamento acritico ai luoghi comuni dominanti, siano essi innovativi o ispirati alla tradizione. La rettitudine che il processo deliberativo ha conseguito nella conoscenza e giudizio della realtà spinge l’uomo dotato di visione all’azione, in modo da non evitare alcuna occasione di fare il bene. Aristotele a tal proposito dice che la lungimiranza ha il compito di «comandare azioni deliberate e giudicate in precedenza; non è quindi attitudine soltanto deliberativa, ma anche e soprattutto esecutiva».


COMMENTI
05/07/2011 - Complimenti (Francesco Mannino)

Complimenti per le ottime considerazioni che condivido in pieno. Penso che ogni decision maker avrebbe bisogno di un un bel paio di "occhiali". Purtroppo, mi sembra che non sempre sia così....anzi nella nostra società e, conseguentemente, anche nei sotto-sistemi che la compongono, prevale spesso l'approccio di "breve periodo" dove si cerca di ottimizzare il risultato immediato, non prendendo minimamente in considerazione gli effetti che tali scelte avranno nel lungo periodo. Si tratta di un approccio irresponsabile che ritengo una delle cause della crisi che stiamo vivendo, per superare la quale occorrerebbe una visione lungimirante ed un più diffuso senso di responsabilità e rispetto verso gli altri.