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Lavoro

QUALCOSA DI SINISTRA/ Gli operai di oggi? Contenti ma soli, crollati come il muro di Berlino

L'indagine sulla condizione operaia in Italia condotta da SWG apre uno spaccato inquietante del mondo del lavoro delle tute blu. SERGIO LUCIANO ci spiega perché

Un operaio al montaggio (Foto Imagoeconomica)Un operaio al montaggio (Foto Imagoeconomica)

L'essiccazione progressiva di qualunque cultura di sinistra, degna di questo nome - e vedremo in che senso - emerge con chiarezza dallo choccante sondaggio realizzato dalla Swg per la recente Conferenza del lavoro organizzata a Genova dal Pd. Da questa "Indagine sulla condizione operaia in Italia" emerge un quadro desolante. Il quadro di una classe economica che non è più classe sociale, perchè non avverte più alcuna identità sociale connotabile in termini nitidi. Che non si sente più rappresentata da nessuno schieramento politico, tanto che per il 42% si professa sostanzialmente apolitica. Prevale ancora (31%) lo schieramento a sinistra su quello a destra (18%) ed è inesistente il centro (3%), ma quel che incombe è l'area dei non schierati. Sono abbastanza contenti del loro lavori abbastanza contenti della gestione della loro impresa, vogliono soltanto guadagnare di più.

Ebbene, il “sistema” ce l'ha fatta: abbiamo importato il modello di ieri e di oggi dell'operaio americano, quello che piace tanto a Marchionne, che gli dice grazie, anziché contestargli e contendergli le decisioni organizzative.

E' un bene? E' un male? Com'è difficile dirlo. Una cosa è chiara: è “antisindacale”. Una classe operaia così, tende a infilare individualmente la porta dell'ufficio del personale e negoziare aumenti di stipendio individuali, altro che sfilare in corteo per rivendicazioni collettive. E un'altra cosa è chiara: nessuno ha coltivato nella mentalità di queste persone il gusto, o forse la pretesa, di entrare nel merito di come l'azienda gestisce le sue risorse umane. Diversamente, il tasso di adesione alle scelte dall'alto non potrebbe che essere più basso.

Sono i figli del “dopo-Muro” quelli cresciuti nell'epoca del crollo del mito comunista, dell'alternativa di sistema, quella che prometteva ancora la rivoluzione proletaria e la dittatura del proletariato. Tramontati quei miti, cosa resta? Solo quel che decide il padrone. Quel che decide “Sciur padrun” è ben fatto. Cosa sia la “redistribuzione del reddito”, quanta discrezionalità possa esserci nel decidere come allocare la remunerazione dei due fattori economici che determinano produzione e redditività - ovvero il capitale e il lavoro -, questo “campione rappresentativo” descritto a Genova dalla Swg... proprio non lo sa.


COMMENTI
23/06/2011 - Operai inesistenti al centro (Giuseppe Crippa)

L'articolo è davvero interessante, anche se la mia lettura è un pochino diversa: in particolare non mi pare ci sia adesione acritica alle scelte aziendali da parte degli operai che conosco – lavoro in una azienda chimica medio grande, quanto la consapevolezza del fatto che sia più produttivo spendere individualmente la propria posizione di forza (nei rari casi in cui tale posizione esista) che metterla a disposizione dei compagni. Questo è sempre stato vero nelle piccolissime aziende, non tutelate sindacalmente, ma mi sembra lo sia sempre più anche nelle aziende medio grandi. Questo non significa aderire acriticamente alle scelte aziendali, ma più prosaicamente pensare solamente a se stessi. Condivido la conclusione: La “terza via” della collaborazione intelligente, dell'aziendalismo consapevole, della laboriosità umanistica è la più giusta e insieme la più difficile da capire e praticare. Non è un caso, secondo me, che solo il 3% degli operai si schieri politicamente al centro.