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Lavoro

QUALCOSA DI SINISTRA/ Gli operai di oggi? Contenti ma soli, crollati come il muro di Berlino

Un operaio al montaggio (Foto Imagoeconomica)Un operaio al montaggio (Foto Imagoeconomica)

Non sa, ad esempio, che la “crescita del valore” delle società quotate predicata dal verbo degli analisti finanziati di stampo anglosassone premia i tagli all'organico, e non l'espansione occupazionale. Non sa, ad esempio, quanto siano penalizzate dai mercati finanziari le imprese che, nonostante la crisi, preferiscono non indebitarsi e tenersi dei soldi in cassa per fronteggiare eventuali crisi future senza tagliare brutalmente i costi (primo fra tutti quello del personale). Non sa, ad esempio, che i costi risparmiati dalla Thyssen sugli estintori dello stabilimento di Torino e dalla British Petroleum sulle strutture di sicurezza nella piattaforma inquinante del Golfo del Messico, fino a un minuto prima della sciagura, erano titoli di merito a vantaggio dei manager che avevano deciso quei risparmi.

Questo “non sapere” della nuova classe operaia sarà frutto del crollo dei miti, figlio della tv commerciale, effetto dell'omologazione di Internet, sia come sia: è foriero di qualunquismo, passività e delusione. Non si può registrare alcun progresso di consapevolezza sulla strada della verità, quella per cui il lavoro è fatto per l'uomo e non l'uomo per il lavoro, quella per cui il ripudio della lotta di classe violenta non significa accettazione passiva della legge del più forte, quella per cui il capitale investito merita remunerazione purchè sia investito sul serio, però, e non sottratto all'”equa mercede” che già Leone XIII indicò nella sua Rerum novarum, mirabilmente rinnovata da Papa Benedetto XVI nella sua Caritas in veritate.

Ecco, l'impressione è che sia indispensabile risvegliare nelle coscienze di questa classe operaia culturalmente smarrita il senso dei diritti, un senso ecumenico dei diritti, globalizzato, che consenta di non odiare i concorrenti cinesi che lavorano 70 ore alla settimana facendo (da vittime inconsapevoli) social-dumping contro i loro colleghi occidentali; senza per questo cadere nell'errore di pensare di poterli emulare, i simili-schiavi cinesi, come tanti padroni occidentali pretenderebbero che le nostre tute blu facessero.


COMMENTI
23/06/2011 - Operai inesistenti al centro (Giuseppe Crippa)

L'articolo è davvero interessante, anche se la mia lettura è un pochino diversa: in particolare non mi pare ci sia adesione acritica alle scelte aziendali da parte degli operai che conosco – lavoro in una azienda chimica medio grande, quanto la consapevolezza del fatto che sia più produttivo spendere individualmente la propria posizione di forza (nei rari casi in cui tale posizione esista) che metterla a disposizione dei compagni. Questo è sempre stato vero nelle piccolissime aziende, non tutelate sindacalmente, ma mi sembra lo sia sempre più anche nelle aziende medio grandi. Questo non significa aderire acriticamente alle scelte aziendali, ma più prosaicamente pensare solamente a se stessi. Condivido la conclusione: La “terza via” della collaborazione intelligente, dell'aziendalismo consapevole, della laboriosità umanistica è la più giusta e insieme la più difficile da capire e praticare. Non è un caso, secondo me, che solo il 3% degli operai si schieri politicamente al centro.