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Lavoro

IL CASO/ 2. La nuova legge che aiuta i giovani a trovare lavoro

Mercoledì è stato fatto un passo decisivo verso il compimento dell’annunciata riforma del contratto di apprendistato. Ce ne parla EMMANUELE MASSAGLI

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Si è compiuto mercoledì un passo decisivo verso il compimento dell’annunciata riforma del contratto di apprendistato. È un’ulteriore tappa del percorso iniziato più di un anno fa con la sottoscrizione da parte di Governo, Regioni e parti sociali dell’Intesa sulle Linee guida per la formazione nel 2010, datata 17 febbraio.

I contenuti, effettivamente innovativi e unanimemente accettati, di quell’accordo (rinnovato ad aprile 2011, contestualmente agli accordi Stato/Regioni sugli ammortizzatori sociali) hanno segnato il sentiero del cammino a seguire. Cammino scandito in prima battuta dall’Intesa per il rilancio dell’apprendistato del 27 ottobre 2010. Poi dal tavolo di presentazione alle parti sociali delle linee di riforma del contratto di apprendistato svoltosi il 3 maggio scorso. A seguire (solo due giorni dopo, il 5 maggio) dall’approvazione in Consiglio dei Ministri del progetto di Testo Unico dell’apprendistato. Da ultimo con il successo del lungo tavole negoziale di mercoledì pomeriggio.

I prossimi step sono sono l’approvazione del testo alla prossima Conferenza Stato-Regioni, una vera e propria intesa con le parti sociali sul testo definitivo della riforma, i passaggi nelle commissioni parlamentari e l’ultimo via libera da parte del Consiglio dei ministri. È probabile, ma soprattutto auspicabile, che tutto si svolga entro autunno.

Nell’intesa di ottobre le parti avevano concordato sulla considerazione del contratto di apprendistato come “principale canale di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro secondo percorsi di qualità utili a valorizzare e accrescere le competenze”. Uno strumento quindi funzionale a contrastare i preoccupanti tassi di disoccupazione giovanile e l’ancor più allarmante inattività diffusa.

La stessa intesa individuava come principali cause del mancato successo dell’apprendistato in oltre dieci anni di vigenza (secondo la triplice forma regolata dalla Legge Biagi) “la complessità della normativa di riferimento”, “l’incerto riparto di competenze tra Stato, Regioni e parti sociali”, la poca chiarezza del “quadro giuridico” e “la concorrenza di strumenti non sempre correttamente utilizzati (come i tirocini formativi e di orientamento e i contratti di collaborazione coordinata e continuativa nella modalità a progetto)”. Per questo le parti si impegnavano a “dare un nuovo impulso alla occupazione giovanile in apprendistato” risolvendo i nodi emersi.