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IL CASO/ 2. La nuova legge che aiuta i giovani a trovare lavoro

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Non capita spesso di vedere realizzate, in poco tempo e con evidente coerenza alle intenzioni fissate, intese che coinvolgono così tanti attori. Nel caso dell’apprendistato è successo. Metodologicamente il Governo ha scelto di fare un intervento netto, completo (appunto, un nuovo Testo Unico), senza perdersi in modifiche normative chirurgiche. Ne è scaturito un dettato normativo che in soli 7 articoli supera la precedente normativa (ora abrogata) e contiene la regolazione dell’istituto dell’apprendistato, certamente profilata sui contenuti del d.lgs. 276 del 2003 (la legge Biagi), ma non priva di innovazioni anche sostanziali.

Si è chiarito definitivamente, subito in apertura, la natura a tempo indeterminato del rapporto di lavoro. È stato semplificato l’istituto a partire dai nomi delle tre tipologie contrattuali, divenuti ora “apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale”, “apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere”, “apprendistato di alta formazione e di ricerca”. Si è deciso di limitare la formazione pubblica dell’apprendistato professionalizzante come impegno orario (90 o 120 ore: è materia di discussione in questi giorni), ma rendendola obbligatoria e di natura trasversale.

Si è aperto alla possibilità dell’utilizzo del contratto per i lavoratori in mobilità e per la Pubblica amministrazione (dove era utilizzabile solo l’apprendistato ex legge Treu). Si è aperto (per il contratto di alta formazione) anche a percorsi misti di lavoro e ricerca. Si è scelto di responsabilizzare fortemente la contrattazione collettiva e le parti sociali prevedendo nel testo diversi rimandi ai contratti (soprattutto quelli nazionali, che definiscono le norme generali). Si sta considerando l’abbassamento della durata massima del professionalizzante (da sei a tre o quattro anni), come richiesto da alcune regioni e sindacati. C’è disponibilità a discutere interventi che permettano la somministrazione di apprendisti, in particolare a tempo indeterminato. È stata trovata una quadra al complesso problema degli standard professionali e formativi (ai quali è dedicato un intero articolo). È garantita la continuità della norma prevedendo un passaggio veloce, ma graduale, alle nuove disposizioni.

Il risultato è una bozza di Testo Unico che è stata accolta positivamente sia dalle Regioni (presenti all’incontro tra il Ministro e le parti sociali) che dai sindacati e dalle associazioni datoriali, con l’eccezione di qualche preventivabile distinguo della Cgil (in particolare, in merito alla richiesta di esplicita fissazione di percentuali di stabilizzazione e alla mancata previsione di una durata minima del contratto).