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Lavoro

PROPOSTA/ Ichino (Pd): il nuovo articolo 18 che piace a sindacati e imprese

Domani potrebbe arrivare un accordo sulla riforma dei contratti tra sindacati e Confindustria. PIETRO ICHINO ci spiega verso quale direzione conviene muoversi nelle relazioni industriali

L'incontro di venerdì scorso tra sindacati e Confindustria (Foto Ansa)L'incontro di venerdì scorso tra sindacati e Confindustria (Foto Ansa)

Domani potrebbe essere il giorno decisivo per la trattativa tra Confindustria e sindacati sulla riforma dei contratti. Dopo l’incontro di venerdì scorso, infatti, le parti sembrano più vicine a un accordo. Difficile azzardare un pronostico sull’esito. Da una parte c’è infatti la necessità di dare più spazio alla contrattazione territoriale e aziendale, come emerso da un anno a questa parte con il caso Fiat. Dall’altra, per le Pmi, che costituiscono la stragrande maggioranza delle imprese italiane, il contratto nazionale uniforme può risultare molto più pratico. Meglio allora una contrattazione nazionale più “snella” o una aziendale “allargata”? «Meglio ampliare con qualche “paletto” quella aziendale», ci dice Pietro Ichino, giuslavorista e Senatore del Partito democratico.

Perché?

Oggi l’opinione che va per la maggiore è che si debba andare in direzione di uno “snellimento” del contratto nazionale, pur conservandone l’inderogabilità, per lasciare più spazio alla contrattazione aziendale. Ma se “snellimento” significa riduzione del contenuto del contratto, in tutta la vasta area dove la contrattazione aziendale ancora non riesce ad arrivare - parlo di due terzi della forza-lavoro italiana - questo necessariamente riduce la protezione dei lavoratori.

Qual è dunque, secondo lei, la soluzione migliore?

Che il contratto collettivo nazionale conservi la sua capacità di regolare compiutamente il lavoro nel suo settore, coprendo tutta quella vasta area in cui la contrattazione aziendale non arriva. Ma questo implica che la contrattazione aziendale stessa possa più largamente sostituire la disciplina nazionale, dove il piano industriale innovativo lo richiede. In altre parole, il contratto collettivo nazionale deve svolgere la funzione di disciplina di default: quella che si applica in assenza di una disciplina contrattata da chi ne ha il potere a un livello più vicino al luogo di lavoro.

Questa soluzione può davvero avvicinare l’Italia al modello tedesco?


COMMENTI
27/06/2011 - Art. 18? Il problema sono le intercettazioni ! (Giuseppe Crippa)

La lettura di questa bella intervista al professor Ichino è confortante: un accordo interconfederale, che include la CGIL, alle porte, sagge indicazioni su come uscire dall’impasse provocato dall’”invadenza giudiziaria” nelle controversie di lavoro, il potenziale superamento dell’inutilmente mitizzato articolo 18 ed infine l’auspicio che si creino le condizione per un ritorno degli investi enti esteri in Italia. Peccato però che questa maggioranza non abbia né la cultura né la sensibilità necessarie a tradurre in provvedimenti di legge questi accordi e queste indicazioni. Secondo il nostro Governo le intercettazioni sono il vero problema e la principale priorità degli italiani, temo quindi che purtroppo il prof. Ichino resterà (ma spero ancora per poco) una voce che predica nel deserto.