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Lavoro

PROPOSTA/ Ichino (Pd): il nuovo articolo 18 che piace a sindacati e imprese

L'incontro di venerdì scorso tra sindacati e Confindustria (Foto Ansa)L'incontro di venerdì scorso tra sindacati e Confindustria (Foto Ansa)

L’alternativa tra contratto aziendale e contratto nazionale costituisce, certo, una delle caratteristiche del modello tedesco attuale di relazioni industriali. Ma esso è composto anche da molti altri elementi: a cominciare dalle forme di partecipazione dei lavoratori nell’impresa.

 

Un altro appuntamento importante è quello del 16 luglio, quando Fiat e Fiom si ritroveranno in aula a Torino per la sentenza sulle newco di Pomigliano e Mirafiori. Come lei ha già evidenziato, i contratti resteranno validi, quale che sia la decisione. Questa avrà dunque solo valore “simbolico” oppure potrà determinare effetti importanti e tangibili?

 

I giudici sono chiamati a decidere se ci siano stati dei comportamenti antisindacali da parte della Fiat o se nei contratti stipulati ci siano elementi di antisindacalità, che potrebbero esserne espunti senza che ne consegua una invalidazione dei contratti stessi. Inoltre, sono chiamati a decidere se nell’avvio dell’attività delle newco di Pomigliano e Mirafiori sia ravvisabile un trasferimento d’azienda oppure la nascita di un’azienda nuova: anche questo non avrà un’incidenza rilevante sul trattamento dei lavoratori, che resterà quello indicato dai contratti, ma potrà averla sulle procedure sindacali applicabili.

 

La Fiom è impegnata anche in una serie di ricorsi contro l’applicazione dell’accordo separato del Ccnl Metalmeccanici del 2009 e le sentenze giunte finora non sembrano indicare una direzione unica. Non c’è il rischio che affidare il tema delle relazioni sindacali ai tribunali possa produrre dei danni?

 

Certo che c’è questo rischio.

 

Allora come evitarlo?

 

Uscendo dalla fase ormai ultrasessantennale del “diritto sindacale transitorio”, cioè dalla fase della transizione dall’ordinamento corporativo - abrogato nel 1944 - al nuovo ordinamento costituzionale, che non è mai stato attuato. La legge che regola questa materia, attuando o modificando l’articolo 39 della Costituzione, non l’abbiamo mai emanata. E il risultato è che non vi è alcuna certezza sull’efficacia dei contratti, sul chi contratta per chi. Gli unici che ne traggono beneficio sono gli avvocati.

 

Facciamo ora un salto indietro nel tempo: a inizio aprile, in una lettera a Il Corriere della Sera, insieme a Luca di Montezemolo e a Nicola Rossi, lei ha proposto una riforma del diritto del lavoro che porti ad avere più contratti a tempo indeterminato. Per rendere più facile l’entrata nel mercato bisognerà anche eliminarne le rigidità in uscita?

 

Il precariato dei lavoratori di serie B e C è l’altra faccia dell’iperprotezione dei lavoratori di serie A. Se si vuole voltar pagina rispetto al regime di apartheid oggi in vigore ai danni dei primi, dobbiamo riscrivere un diritto del lavoro capace di applicarsi davvero a tutti i nuovi rapporti di lavoro che si costituiranno da qui in avanti.

 

Bisognerà riscrivere l’articolo 18?


COMMENTI
27/06/2011 - Art. 18? Il problema sono le intercettazioni ! (Giuseppe Crippa)

La lettura di questa bella intervista al professor Ichino è confortante: un accordo interconfederale, che include la CGIL, alle porte, sagge indicazioni su come uscire dall’impasse provocato dall’”invadenza giudiziaria” nelle controversie di lavoro, il potenziale superamento dell’inutilmente mitizzato articolo 18 ed infine l’auspicio che si creino le condizione per un ritorno degli investi enti esteri in Italia. Peccato però che questa maggioranza non abbia né la cultura né la sensibilità necessarie a tradurre in provvedimenti di legge questi accordi e queste indicazioni. Secondo il nostro Governo le intercettazioni sono il vero problema e la principale priorità degli italiani, temo quindi che purtroppo il prof. Ichino resterà (ma spero ancora per poco) una voce che predica nel deserto.