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Lavoro

PROPOSTA/ Ichino (Pd): il nuovo articolo 18 che piace a sindacati e imprese

L'incontro di venerdì scorso tra sindacati e Confindustria (Foto Ansa)L'incontro di venerdì scorso tra sindacati e Confindustria (Foto Ansa)

Occorre lasciarlo in vita per i licenziamenti disciplinari e per quelli discriminatori. Ma per i licenziamenti dettati da motivi economici od organizzativi occorre una tecnica di protezione completamente diversa, che coniughi la flessibilità di cui le strutture produttive hanno bisogno con la massima sicurezza per i lavoratori nel mercato del lavoro.

 

In questo modo non si cancella quello che sembra un “baluardo” per i sindacati?

 

È proprio il contrario: la riforma che propongo raddoppia l’area di applicazione dell’articolo 18, che si estenderà a 19 milioni di lavoratori invece che soltanto a 9 milioni come oggi. Però, la riforma ne limiterà l’applicazione al licenziamento disciplinare e alla materia delle discriminazioni - quella dove è davvero in gioco la libertà morale e la dignità del lavoratore -, sostituendolo invece, nel campo dei licenziamenti economici, con una disciplina più adatta, ispirata all’esperienza dei Paesi del nord-Europa; quelli dove i lavoratori sono più protetti che in qualsiasi altra parte del mondo.

 

È vero che il “contratto unico” riduce la flessibilità, pur necessaria, nel mercato del lavoro?

 

La mia proposta di riforma non porta a un “contratto unico”, ma a un “diritto unico” del lavoro, più flessibile per le imprese e più sicuro per i lavoratori.

 

Intanto, gli ultimi dati internazionali sembrano segnalare una stabilizzazione del tasso di disoccupazione e un suo lento, ma graduale, calo. I livelli restano però superiori al 2007/2008, quando è cominciata la crisi internazionale. Come si può recuperare ancora terreno?

 

Visto che di investimenti dallo Stato per qualche anno non ce ne possiamo aspettare, l’unica leva su cui possiamo agire è costituita dall’apertura del nostro Paese agli investimenti stranieri. Oggi, in termini di percentuale degli investimenti esteri sul Pil, siamo il Paese europeo più chiuso, dopo la Grecia. Se riuscissimo ad allinearci con un Paese mediano, come l’Olanda, potremmo attivare un maggior flusso di investimenti pari a quasi 60 miliardi all’anno: 29 volte l’investimento che ci propone Marchionne.

 

(Lorenzo Torrisi)

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COMMENTI
27/06/2011 - Art. 18? Il problema sono le intercettazioni ! (Giuseppe Crippa)

La lettura di questa bella intervista al professor Ichino è confortante: un accordo interconfederale, che include la CGIL, alle porte, sagge indicazioni su come uscire dall’impasse provocato dall’”invadenza giudiziaria” nelle controversie di lavoro, il potenziale superamento dell’inutilmente mitizzato articolo 18 ed infine l’auspicio che si creino le condizione per un ritorno degli investi enti esteri in Italia. Peccato però che questa maggioranza non abbia né la cultura né la sensibilità necessarie a tradurre in provvedimenti di legge questi accordi e queste indicazioni. Secondo il nostro Governo le intercettazioni sono il vero problema e la principale priorità degli italiani, temo quindi che purtroppo il prof. Ichino resterà (ma spero ancora per poco) una voce che predica nel deserto.