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I NUMERI/ C'è un lavoro che aiuta i giovani già all’università

mercoledì 29 giugno 2011

Ponendosi come elemento di raccordo e di collaborazione fra università e mondo del lavoro, i tirocini e gli stage realizzati durante gli studi rivestono, nell’ambito della didattica non frontale, un ruolo assolutamente centrale che la riforma universitaria del 1999 ha fortemente incentivato.

Fra i laureati pre-riforma del 2001, infatti, i laureati con esperienze di tirocinio riconosciute dal corso erano solo il 18% del totale, mentre nel 2010 hanno svolto tirocini 57 laureati su 100: il 63% dei laureati di primo livello (chi non intende proseguire gli studi l’ha svolto più frequentemente di chi invece si propone di continuare la formazione), il 55% dei laureati magistrali e il 45% dei laureati magistrali a ciclo unico (grafico 1).

Quello che è avvenuto, dunque, è un’inversione di tendenza sul terreno dell’intesa e della collaborazione università-mondo del lavoro (pubblico e privato), il segnale importante di una nuova stagione di riconoscimento reciproco e di collaborazione fra le forze più attente e sensibili del mondo universitario e del mondo del lavoro e delle professioni. L’aumento di queste importanti esperienze risulta positivo anche a un’attenta analisi della qualità (si veda www.almalaurea.it/universita/altro/tirocini2009/).

 

 

Spingendo l’analisi al di là del dato aggregato di sintesi, emerge però l’estrema variabilità che caratterizza le perfomance di studio dei laureati, anche nel caso di tirocini e stage. In generale, si osserva una più ampia utilizzazione di stage e tirocini nei gruppi delle professioni sanitarie, educazione fisica, insegnamento, chimico-farmaceutico e agrario, fino ad arrivare al gruppo giuridico, in cui solo 14 laureati su 100 hanno svolto un’attività di tirocinio formativo riconosciuta (grafico 2).

 




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