BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

IL CASO/ Un laboratorio contro la disoccupazione dei giovani

Una soluzione al problema della disoccupazione giovanile può arrivare dai giovani stessi. Ne è convinta Gi Group, che ha messo a punto un’iniziativa di cui parla LUCA VALSECCHI

Foto FotoliaFoto Fotolia

È possibile aiutare i giovani italiani a entrare nel mondo del lavoro, a muoversi cogliendo le opportunità esistenti e supportarli nel crearne di nuove? Immersi in un sistema dell’istruzione che soffre di un forte scollamento con il mondo del lavoro, di fronte a una certa autoreferenzialità del sistema scolastico e universitario, constatando la frequente e grave mancanza di strutture di orientamento che non agiscano, quando riescono, solo sulle situazioni di disagio più rilevante, ma che si pongano invece come interlocutore valido per tutti coloro che ne hanno bisogno nel momento in cui le scelte vanno compiute, il compito sembra davvero arduo.

Il tema non può però essere evitato e il motivo è sotto gli occhi di tutti: cosa può dunque fare chi opera nel mercato del lavoro? Aver “fatto a fette” l’istruzione pone un enorme problema: i più bravi frequentano i licei senza ben comprendere cosa servirà loro e i meno bravi vanno alle scuole tecniche, spesso senza reali prospettive di approfondimento delle tematiche culturali, come se per stare tutto il giorno su un macchinario facendo bene il proprio mestiere non occorresse anche il possesso di nozioni trasversali, capaci di porre la persona dentro un orizzonte più ampio di conoscenze e di senso; così i deboli diventeranno sempre più deboli e la capacità di crescere e investire su di sé continuerà a diminuire.

Il lavoro manuale concepito come un lavoro da lasciare “ai peggiori”, senza possibilità di approfondimento e di ampliamento delle cognizioni per relazionarsi con gli altri e “sentire se stessi” come parte di un orizzonte più ampio e di un progetto utile conduce spesso a disastri educativi, formativi, personali.

Per chi, come la fondazione Gi Group Academy, cerca di fornire il proprio contributo nell’ambito della cultura del lavoro e dell’individuazione e realizzazione di strade percorribili, di strumenti efficaci per la crescita dell’occupazione, soprattutto dei più giovani, risulta fondamentale tener conto della concezione antropologica che sta alla base delle dinamiche di sviluppo e porsi continuamente come soggetti attivi con l’obiettivo di creare legami e percorsi adeguati tra i vari attori in gioco nella dinamica educativa, formativa e lavorativa delle persone.

Per questa ragione è in atto un tentativo di creare le premesse per una “continuità nell’impiegabilità” attraverso il costante rapporto e lo sviluppo di progetti con tutte le componenti che concorrono al formarsi di un adulto con un profilo professionale adeguato. Azioni di medio-lungo termine, certo, ma indispensabili: investire in questa direzione è doveroso per rispondere ai bisogni incontrati secondo ipotesi che non siano ciniche o nichiliste. E nel breve termine occorre stimolare nelle persone nuove idee e iniziative.