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Lavoro

INDAGINE/ Il patto "segreto" che rilancia imprese e lavoro

L’incertezza sembra dominare questo periodo. Eppure è proprio questo, spiega DANIELE MARINI, il momento per riscrivere le regole per lo sviluppo. Primo di tre articoli

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La crisi che tuttora stiamo attraversando costituisce un punto di svolta che si può, in modo non eccessivo, definire “epocale”. Da quel 12 settembre 2008, con il fallimento della Lehman Brothers, mutano un insieme di equilibri: da quelli geo-economici internazionali, all’emergere di nuovi consumatori nel mondo, fino ai sistemi produttivi e alle relazioni industriali nei singoli paesi.

È una discontinuità che si manifesta improvvisa e inattesa, sebbene i suoi prodromi fossero intuibili. Come tutti cambiamenti, però, anche questo non è neutro agli occhi delle persone. Può generare timori, paure, chiusure. Ma anche dischiudere grandi opportunità, possibilità di indirizzare diversamente un modello di sviluppo.

Per cogliere le chance che si aprono, servono però nuove lenti con cui guardare la realtà attuale e quella in prospettiva, dotarsi di criteri di analisi diversi dai precedenti. O, talvolta, più semplicemente, provare a osservare i fenomeni con una maggiore oggettività, mettendo da parte le convinzioni preconcette e inserendoli all’interno di un contesto sociale ed economico che muta a una velocità inusitata.

L’Italia, all’interno della crisi e in questa fase in particolare, sembra ancora annaspare, incapace di prefigurare una progettualità complessiva che indichi i percorsi da intraprendere per riprendere una crescita. L’incertezza sembra essere l’unica certezza di cui dispone. Eppure, proprio questo è il momento opportuno e decisivo per riscrivere un nuovo “orizzonte condiviso per lo sviluppo”, che contenga sicuramente politiche e misure concrete utili a sospingere il sistema produttivo verso un livello di competitività più elevato. Ma che si deve fondare su un aspetto culturale strategico e che coinvolge più direttamente il mondo del Lavoro (con la L maiuscola, quello degli imprenditori e dei lavoratori): stilare un “new deal”, un nuovo accordo fra i produttori all’insegna di una maggiore condivisione degli obiettivi.

Si tratta di un libro dei sogni? Riteniamo di no, che ciò sia un percorso plausibile. A solo titolo indicativo, basti qui rilevare come a questo proposito il tema della collaborazione fra lavoratori e datori di lavoro, registri ampi spazi di convergenza tanto dal punto di vista degli imprenditori, quanto da quello dei lavoratori, come dimostra il confronto fra diverse ricerche [].

[1] D. Marini (a cura di), L’Italia delle imprese. Rapporto 2005, Quaderni FNE, Collana ricerche n. 28, Venezia, Fondazione Nord Est, 2005; id. (a cura di), L’Italia delle imprese. Rapporto 2008, Quaderni FNE, Collana ricerche n. 46, Treviso, Fondazione Nord Est, 2008.