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Le famiglie devono sapere con quali studi si entra in azienda

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L’attuale “sistema duale” favorisce sempre più l’utilizzo da parte delle imprese dei contratti con meno tutele. Si guardino i dati degli inserimenti lavorativi dei giovani laureati lombardi emergenti dalla ricerca Specula: dal 2007 al 2009 per il primo inserimento vi è stata una progressiva diminuzione dell’utilizzo del contratto a tempo determinato e determinato, come anche dei contratti specificamente rivolti ai giovani, in particolare dell’apprendistato, a vantaggio invece del tirocinio, gratuito, che rappresenta oggi la prima forma - non si può definire un contratto di lavoro - di ingresso in azienda.

In Italia e Spagna, i paesi europei maggiormente esposti a questo problema, è da tempo che si propone di superare questo limite attraverso l’introduzione di una specifica forma di “contratto unico” a tempo indeterminato, che preveda un basso livello di salario e di tutele all’ingresso, crescenti col passare del tempo.

La seconda linea di intervento riguarda l’introduzione di informazioni orientative per la scelta del percorso scolastico superiore e universitario. Prima della scelta tutte le famiglie dovrebbero essere messe nelle condizioni di sapere qual è la situazione del mercato del lavoro, quali le possibilità di inserimento lavorativo nei diversi settori al termine del percorso formativo. Generare e offrire una costante informazione sull’andamento del mercato del lavoro a tutti i livelli di scuola deve diventare un dovere primario da parte delle scuole e degli enti di governo.

Chi oggi sceglie un percorso universitario sa quali sono le percentuali di avviamento al lavoro dei laureati nel proprio indirizzo? Con quali contratti e con che livelli salariali? Chi si iscrive a un indirizzo umanistico sa che l’impiego nel comparto dell’istruzione ha iniziato a ridurre le assunzioni e che vi sarà un numero programmato per le abilitazioni all’insegnamento?

L’aumento del livello di informazioni orientative da parte delle scuole deve diventare una priorità perché gli studenti e le famiglie facciano scelte libere e consapevoli. Così come gli enti a cui compete la programmazione dell’offerta devono mantenerla aderente all’evoluzione del mercato del lavoro.

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