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Lavoro

IL CASO/ I “buoni maestri” che aiutano i giovani a trovare un lavoro

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Ho notato negli ultimi anni che i docenti tendono sempre più ad auto-assolversi, a puntare l’attenzione solo sulle prestazioni (valore matematico del voto), e non sui processi, sulla maturazione (valore formativo del voto). A volte, in particolare durante gli scrutini (ne ho seguiti 80), ho visto che alcuni docenti tendono a lasciarsi sfuggire giudizi non corretti sugli studenti: “non è capace”, “non ha talento”, “non è intelligente”, “non ha attitudini”, mentre dovremmo essere più rispettosi da un lato del loro essere persone, e dall’altro del fatto che le prestazioni a scuola degli studenti sono solo risposte agli stimoli che ricevono, e che gli stimoli della scuola, soprattutto oggi, nella vita degli studenti, lo sappiamo bene, incidono per un 30% dei loro interessi.

La nostra bravura è, dunque, far di tutto perché quel 30% diventi la fonte principale della loro domanda di futuro, la vera golden share della loro vita. Ciò che in termini europei è una delle otto competenze chiave di cittadinanza: imparare ad imparare. Quanti docenti e presidi, a una verifica qualitativa del loro servizio, si troverebbero bocciati, di fronte a questa competenza chiave?

Per questo è fondamentale introdurre un sistema di valutazione che valuti tutti nelle scuole. Oggi è impossibile solo a parlarne. Chi sono i migliori docenti? Quelli che fanno appassionare, che trasmettono ai giovani, con la domanda personale di conoscenza, la domanda sul senso del loro essere e vivere. I docenti e i presidi non possono ridursi a burocrati preoccupati solo di “selezionare” gli studenti: quando uno studente si iscrive a una scuola domanda alla scuola stessa fiducia, chiede e offre fiducia. Quindi da un lato questo atto va colto al volo ai fini motivazionali, dall’altro la scuola stessa deve far di tutto per far emergere i talenti che ci sono. Talenti diverse per diverse intelligenze. Tutte da coltivare.

Uno studente manifesta attitudini diverse? Va accompagnato ad altra scelta, va aiutato a toccare con mano percorsi più rispondenti (con stage in altre scuole). Oggi, invece, la scuola è ancora troppo centrata sui docenti e poco sugli studenti. La via d’uscita per i docenti è il rinnovamento della didattica: non più una frontale (il vecchio ipse dixit), ma una induttiva, laboratoriale, che metta al centro la domanda degli studenti di conoscenza, di curiosità....

Molti docenti questo l’hanno capito e fanno di tutto per dare una mano. Ma ci sono in tutte le scuole docenti che arrivano agli scrutini con sole medie aritmetiche (5,38, 3,86, 6,64, ecc.). È facile insegnare ai bravi, più difficile metterci l’anima per dare una mano, anzitutto in termini motivazionali. Esempi? Durante l’orientamento in ingresso, far toccare con mano ai ragazzi delle scuole medie le diverse proposte delle superiori (laboratori orientanti, e non solo le vetrine delle scuole negli open day). E quando si iscrivono, attraverso delle verifiche di inizio anno, preparare percorsi sul metodo di studio (per aiutare i ragazzi più in difficoltà a fare i compiti).